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Published on 31/08/2020by Gianluca Salvatori

Valutazione di impatto sociale, onere od opportunità?

La valutazione di impatto sociale ha fatto irruzione nei discorsi sul non profit ed è destinata a restare tra noi per lungo tempo. La sua ascesa però non è stata un fenomeno spontaneo, bensì l’effetto dell’influenza di modelli internazionali (in particolare anglosassoni) che nell’ultimo decennio si sono fatti pervasivi.

Come nasce la Vis?

L’origine della misurazione dell’impatto sociale sta nel dibattito sulla filantropia strategica. Nasce cioè dall’esigenza di rendere l’attività filantropica meno dipendente dalla volubilità del singolo filantropo e più ancorata ad una solida analisi dei bisogni. In un certo senso, è la conseguenza del processo di professionalizzazione delle grandi fondazioni filantropiche, in particolare americane, motivato dalla necessità di dare maggiore continuità alle attività, con una visione sistemica e non contingente o occasionale. Perciò sono stati sviluppati criteri e indicatori per la selezione dei progetti e la valutazione della loro efficacia in una prospettiva di lungo termine.

Principale caratteristica delle metriche di valutazione di impatto è infatti la scala temporale. Non si guarda ai risultati immediati bensì alla capacità trasformativa che un progetto è in grado di produrre in via permanente. In altre parole, non si contano i singoli output di un’attività, quanto piuttosto l’effetto duraturo che un intervento è in grado di realizzare. Se il progetto riguarda la povertà educativa, ad esempio, non si misurano le ore di lezione erogate o i singoli strumenti di apprendimento messi a disposizione, ma il successo ottenuto nei percorsi di vita in termini di continuazione degli studi ai livelli superiori e di accesso a posizioni lavorative ben retribuite (o comunque a posizioni sociali meno precarie).

Una misurazione ambiziosa

La valutazione dell’impatto sociale nasce quindi con un’ambizione molto alta. Per alcuni persino troppo. Nel senso che la misurazione degli effetti di una singola misura, per essere davvero attendibile, dovrebbe prendere in considerazione l’azione di una molteplicità di fattori concorrenti che non è facile separare. Specie – ed è il caso prevalente – quando la valutazione pretende di misurare gli esiti di progetti di breve durata, con finanziamenti short-term, mentre i tempi necessari per produrre cambiamenti sostanziali e permanenti non possono che essere medio-lunghi.

Questa tensione si è amplificata quando la misurazione d’impatto, da strumento per valutare l’efficacia dei grant della filantropia strategica è divenuta la richiesta sottostante ad ogni finanziamento, pubblico o privato, in particolare nelle forme dell’impact investing. Con il rischio di portare con sé forme di rigidità correlate a metriche concepite solo nella prospettiva dei finanziatori.

La mediazione legislativa

In questo quadro, il processo di riforma ha tenuto conto del dibattito in corso cercando di evitare posizioni ingessanti. Le linee guida approvate dal Ministero del lavoro con decreto 23 luglio 2019 mediano tra il punto di vista dell’investitore e quello delle organizzazioni beneficiarie, e aderiscono all’idea che la misurazione d’impatto serva allo sviluppo delle organizzazioni, incoraggiando forme di autoapprendimento, anziché solo alle esigenze di chi finanzia.

Tra le novità della riforma, la valutazione d’impatto sociale – inserita in una specifica sezione del bilancio sociale – è soprattutto uno strumento di apprendimento e comunicazione. Perché non ha pretese di esaustività e si prefigge di incoraggiare un percorso, più che prescrivere un adempimento obbligatorio. Infatti, si applica alle attività di interesse generale, non impone uno schema predefinito, e si propone come strumento mirato in particolare ai rapporti con le P.A. (che possono prevederla nelle procedure di affidamento). In definitiva, è l’apertura di una fase di sperimentazione che se ben condotta può favorire lo sviluppo del Terzo settore piuttosto che trasformarsi in una onerosa camicia di forza.

di Gianluca Salvatori, segretario generale Euricse

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Published on 31/05/2020by redazione

ImpACT: le prospettive della valutazione di impatto e della redazione del bilancio sociale

La cronaca ed i fatti quotidiani riferiscono chiaramente cosa l’emergenza “Covid- 19” abbia comportato per le cooperative sociali (in maniera forse ancor più accentuata che per altre imprese): flessioni anche molto significative nelle attività, con conseguenti problemi occupazionali e mancata fornitura di servizi ai molti ed eterogenei utenti che usualmente si rivolgono a questi enti. I dati che dal prossimo anno la rendicontazione sociale porterà alla luce (dato l’obbligo di stesura dei bilanci sociali secondo il d.lgs. 4 luglio 2019 per tutte le cooperative sociali) ci presenteranno enti e situazioni territoriali e settoriali alquanto peculiari. Per questo, disporre di dati comparati sulla situazione pre-Covid permetterà di comprendere con maggior chiarezza cosa gli eventi contingenti hanno comportato per il settore e come intervenire pro-futuro. Agire ora nella rendicontazione sociale ed economica e mettere a disposizione del sistema i propri dati è un valore aggiunto alla riflessione ed ImpACT, il metodo studiato da Euricse, si propone di agire in questa direzione.

Sono già molte le cooperative sociali che hanno aderito a questo strumento, pensato per rispondere alle linee guida nazionali sulla valutazione di impatto sociale e sulla redazione del bilancio sociale che entreranno in vigore dal 2020. Il metodo verte sulla compilazione di questionari e strumenti di raccolta dati che permettono poi la restituzione alla singola cooperativa sociale aderente di un bilancio sociale e di un sistema di VIS allineati alla normativa, strumenti utili alla propria pianificazione strategica e in grado di valutare le ricadute quantitative e qualitative, l’efficienza e l’efficacia delle attività realizzate. Ed in questo senso capaci di riflettere, quando replicati negli anni, sulle evoluzioni, sulle capacità di sviluppo e di risposta ai problemi, sulle politiche da promuovere a sostegno del settore.

Se la rendicontazione sociale sarà obbligatoria per le cooperative sociali a partire dalla redazione del bilancio sociale per l’esercizio 2019, cominciare oggi la riflessione sarà per tutti costruttivo ed il metodo ImpACT rafforza questa visione. 

La promozione di ImpACT continua nei diversi territori grazie a partnership con diverse realtà regionali e nazionali, come Irecoop Veneto, Consolida in Trentino, Federsolidarietà e Legacoopsociali in Friuli Venezia Giulia ed il Consorzio Idee in Rete per le aderenti a livello nazionale.



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