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Published on 16/06/2020by redazione

Un action plan per il terzo settore e l’economia sociale | Lettera aperta al Presidente Conte

UN ACTION PLAN NAZIONALE  PER TRACCIARE LA STRATEGIA CON CUI RENDERE IL TERZO SETTORE E L’ECONOMIA SOCIALE PARTE INTEGRANTE DEL PERCORSO DI RILANCIO DEL PAESE.

Con una lettera aperta al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, esponenti della società civile, operatori, ricercatori e cittadini attivi, chiedono che l’Italia si doti di un piano di azione per il terzo settore e l’economia sociale.

La lista dei firmatari dell’iniziativa, promossa da Carlo Borzaga e Gianluca Salvatori di Euricse e Marco Musella di Iris Network, è in continuo aggiornamento.

La sottoscrizione avviene a titolo personale e non impegna le organizzazioni di appartenenza.
Per ulteriori informazioni scrivere a: euricse@euricse.eu



I cento giorni della pandemia hanno inferto al corpo della società italiana una ferita che per rimarginarsi richiederà tempo, molte risorse e nuove energie. Preso singolarmente, nessuno di questi tre elementi è risolutivo. Il tempo, di per sé, può essere sprecato senza una visione lungimirante accompagnata dagli strumenti per realizzarla. Le risorse, anche se copiose, senza idee per utilizzarle strategicamente finiscono disperse in rivoli. E anche le energie rischiano di essere frustrate se mancano gli strumenti e il tempo per trasformarle in forza di cambiamento.

A fronte di questo scenario, ci rivolgiamo al Presidente del Consiglio dei Ministri in quanto crediamo che tra le energie indispensabili nella fase del rilancio post Covid-19 quelle del Terzo settore e dell’economia sociale debbano svolgere un ruolo fondamentale, non sostitutivo ma integrativo di quello delle imprese private e delle amministrazioni pubbliche, e in una prospettiva non di breve termine.

Non parliamo, solo, di riconoscere il contributo del Terzo settore nella gestione dell’emergenza, attraverso i volontari della protezione civile, le associazioni che hanno curato la distribuzione di viveri e generi di prima necessità, le cooperative sociali che hanno garantito i servizi nei luoghi più esposti al contagio, e molto altro ancora. O del contributo, più in generale, che le organizzazioni dell’economia sociale garantiscono all’economia italiana nel suo complesso, operando trasversalmente in tutti i settori e dando lavoro a più di un milione e mezzo di persone.

Parliamo del futuro che ci aspetta, delle nuove attività da sviluppare, dei posti di lavoro che andranno a sostituire quelli persi e che potranno essere creati nel settore della cura e dell’assistenza, nel rafforzamento del sistema sanitario soprattutto nella sua componente territoriale, nei servizi educativi e culturali, nella manutenzione del territorio e nella rivitalizzazione di centri minori e delle aree marginali, nella produzione in forma collettiva di energia da fonti alternative, nello sviluppo di un turismo locale sostenibile, e in molti altri ambiti che oggi neppure immaginiamo. Posti di lavoro declinati in gran parte al femminile e aperti anche a cittadini in condizioni di fragilità, creati da organizzazioni che da almeno due decenni – e in particolare dopo la crisi del 2008 – costituiscono, in termini sia di crescita del valore aggiunto e propensione all’investimento che di creazione di posti di lavoro, uno dei comparti più dinamici del nostro Paese. Parliamo della necessità di uno sviluppo economico che non neghi i valori sociali, ma anzi da questi tragga forza. Valori che sono costitutivi delle organizzazioni del Terzo settore e dell’economia sociale e di cui esse sono tra i principali promotori.

Perché dopo la crisi sanitaria e quella economica, dovremo impegnarci per evitare una crisi sociale dalle conseguenze devastanti.

In questi mesi il Governo non ha trascurato il Terzo settore e le organizzazioni dell’economia sociale. Nei provvedimenti per la ripresa economica si è tenuto conto di questi attori importanti della vita nazionale. Proprio per questo – come operatori, studiosi, cittadini – chiediamo un ulteriore passo, più ambizioso. Serve uscire dalla logica dei singoli interventi e tracciare anche per queste organizzazioni una linea di azione complessiva, ancorata a riferimenti chiari sui soggetti da coinvolgere e su tutti i possibili ambiti di attività e dotata di risorse adeguate a progettare uno sviluppo di lunga durata.

Abbiamo un’occasione, anzi due. In Europa sta prendendo forma un grande programma per dare forza al cosiddetto “pilastro sociale” dell’Unione, finora trascurato. Nei prossimi mesi la Commissione europea, dopo una consultazione ampia, darà luce a un Action plan per l’Economia Sociale, determinante per la programmazione comunitaria 2021-2027. In quella cornice verranno definiti obiettivi, strumenti e risorse per rafforzare il contributo allo sviluppo economico e sociale europeo del non profit, delle imprese sociali, dell’associazionismo, della filantropia e di tutte le organizzazioni che affondano le loro radici nell’esperienza collettiva. L’Italia deve fare altrettanto: si doti di un Action Plan nazionale per tracciare la strategia con cui rendere il Terzo settore e l’economia sociale parte integrante del percorso di rilancio del Paese.  Definisca le linee verso cui indirizzare risorse ed energie per sfruttare tutto il potenziale che le organizzazioni non profit e dell’economia sociale possono mettere a disposizione dell’interesse generale. Lo costruisca con una consultazione ampia tra tutti coloro che possono portare un contributo come ha deciso di fare la Commissione europea. Una consultazione che potrebbe opportunamente prendere avvio anche da una ricomposizione dei numerosi contributi e spunti emersi in questi mesi sul tema.

La seconda opportunità viene dal programma straordinario Next Generation EU e da tutti gli strumenti che la Commissione europea sta mettendo in campo per affrontare la crisi scatenata da Covid-19. L’indicazione che viene dall’Europa è che queste ingenti risorse servono non solo a far ripartire l’economia ma anche a irrobustire la coesione sociale. Ci sono specifiche azioni, come REACT-EU, pensate proprio a questo scopo. Quindi, al Presidente del Consiglio chiediamo che il Piano di azione per il Terzo settore e l’economia sociale venga finanziato con una quota non marginale delle risorse straordinarie e ordinarie che nei prossimi mesi verranno destinate all’Italia.

Serve un allineamento tra tempo, risorse ed energie. Serve un’azione di largo respiro e con uno sguardo lungo. Nessuna delle questioni che oggi siamo chiamati ad affrontare ha probabilità di essere risolta senza questa prospettiva e senza il contributo del Terzo settore e dell’economia sociale. È essenziale però che questo contributo non resti sotto il suo potenziale o vada disperso in mille frammenti. Perciò servono un Piano di azione nazionale e gli strumenti per realizzarlo.

Amendola Adalgiso | Università degli Studi di Salerno, Cattedra “Antonio Genovesi” di Economia Civile

Arena Gregorio | Presidente Labsus

Argiolas Giuseppe | Rettore Istituto Universitario Sophia (Firenze)

Armellini Fabio | CEO e co-founder Lift4Food

Barbetta Gian Paolo | Università Cattolica del Sacro Cuore

Bartolomeo Matteo | Avanzi

Bernardoni Andrea | Legacoopsociali Nazionale

Bianchi Donatella | Presidente WWF Italia

Bobba Luigi | Presidente di Terzjus, ex sottosegretario al Ministero del Lavoro

Bodini Riccardo | Direttore Euricse

Bonacina Riccardo |Founder and editorial coordinator VITA

Borgomeo Carlo | Presidente Fondazione Con il Sud

Borzaga Carlo | Presidente Euricse

Brancati Raffaele | Direttore MET e Presidente Donzelli Editore

Bruni Luigino | Università di Roma LUMSA

Calderini Mario | Politecnico di Milano

Canu Antonio | Presidente WWF Oasi

Capoleva Paola | Presidente Csv Lazio

Caporossi Paola | Direttore Fondazione Etica

Carazzone Carola | Segretario Generale Assifero

Carpinelli Michele | Fondazione Aurora

Chiappero Martinetti Enrica | Università degli Studi di Pavia

Cisternino Guido | Resp. Terzo settore e economica civile UBI Banca

Colombo Gherardo | Ex magistrato, presidente Casa Editrice Garzanti

Consiglio Stefano | Università di Napoli Federico II

Cotturri Giuseppe | Università degli Studi di Bari

Daffi Matteo | Brand strategist, Artefice Group

Dal Maso Matteo | Avanzi – MakeACube

De Bortoli Ferruccio | Presidente Vidas

De Liguori Beniamino | Fondazione Adriano Olivetti

De Luca Cristina | Presidente IPRS

De Paoli Monica | Notaio

Destefanis Sergio Pietro | Università degli Studi di Salerno

Di Gregorio Marco | Giornalista

Di Meglio Roberto | programme manager, ILO

Fanfani Marco | Ceo TBWA Italia

Fantozzi Pietro | Università della Calabria

Ferrera Maurizio | Università degli Studi di Milano

Fici Antonio | Università del Molise

Francesca Manolita | Università del Salento

Ghezzi Gioia | presidente EIT Governing Board

Giugni Lilia | Centre for Social Innovation, Cambridge Judge Business School

Gori Cristiano | Università degli Studi di Trento

Grandori Anna | Università Bocconi

Guerini Giuseppe | Presidente Cecop-Cicopa

Gui Benedetto | Istituto Universitario Sophia (Firenze)

Guzzetti Giuseppe | Già presidente Fondazione Cariplo, già presidente ACRI

Maffettone Sebastiano | Università Luiss Guido Carli

Maino Franca | Università degli Studi di Milano, Direttrice del Laboratorio Percorsi di secondo welfare

Manes Vincenzo | Presidente Fondazione Italia Sociale

Marcucci Marialina |Robert F. Kennedy Human Rights – Italia

Marocchi Gianfranco | Direttore rivista Impresa Sociale, vicedirettore Welforum

Marzocchi Franco | Presidente Aiccon

Massari Monica | Università degli Studi di Milano

Miniaci Raffaele | Università degli Studi di Brescia, presidente Centro Studi Socialis

Montanelli Lauro | Donor Italia

Morganti Marco | Responsabile Impact Gruppo Intesa Sanpaolo

Mosca Michele | Università degli Studi di Napoli Federico II

Musella Marco | Presidente Iris Network, Università di Napoli Federico II

Nappo Nunzia | Università di Napoli Federico II

Negri Zamagni Vera | Università degli Studi di Bologna, vicepresidente CEFA

Pagani Fabrizio | Presidente M&M – Idee per un Paese migliore

Pagliai Valentina | Robert F. Kennedy Human Rights – Italia

Pasi Francesca | Avvocato, Segretario Fondazione Fratelli Confalonieri

Pelligra Vittorio | Università degli Studi di Cagliari

Perali Federico | Università degli Studi di Verona

Petillo Ornella |Presidente Associazione Più A.R.I.

Porcari Serena | Presidente Dynamo Academy

Pozzoli Stefano | Università di Firenze

Prato Ledo | docente IULM, Segretario generale Associazione Mecenate 90

Provasi Giancarlo | Università degli Studi di Brescia

Randazzo Gianluca |Responsabile sostenibilità Banca Mediolanum

Razzano Renzo | CSV Lazio

Reina Rocco | Università della Magna Grecia di Catanzaro

Sabbadini Linda Laura | Direttore centrale ISTAT

Sacconi Lorenzo | Università degli Studi di Milano, direttore EconomEtica 

Sachy Marta | Fondazione Aurora

Salvatori Gianluca | Segretario generale Euricse, segretario generale Fondazione Italia Sociale

Savoldi Pierfranco | Fondazione Italia Sociale

Scalvini Felice | Presidente Assifero

Schenkel Marina | Università degli Studi di Udine

Sclavi Marianella | Sociologa

Sepio Gabriele | Segretario generale Terzjus

Tani Simone| programme manager, Città metropolitana di Firenze

Tramezzani Riccardo| Responsabile UBI Comunità UBI Banca

Trotta Annarita | Università della Magna Grecia di Catanzaro

Turrini Olga | Già dirigente ISFOL

Vallet Luigino | presidente onorario Fondazione Comunitaria della Valle d’Aosta

Venturini Alessandra | Università degli Studi di Torino, Ex-vicedirettore Migration Policy Centre (MPC)

Vernieri Marco | Già Chief HR ICCREA

Zamagni Stefano | Presidente della Pontificia accademia delle scienze sociali, Università di Bologna


Con il sostegno di:

Antonio Panero
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Sara Capitanio
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Maria Grazia Sighele
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Andrea Trentini
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Bruna Travaglia
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Anna Tovazzi
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Roberto Bertolini
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Maria Grazia Valduga
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Maria Regina Brun
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Corrado Beiato
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Veronica Barini
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Francesca Righi
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Eliseo Tacchella
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Fiordanna Dosso
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Luisa Zanotelli
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Lorenza Vettor
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Renzo De Stefani
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Claudio Merighi
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Roberto Fiorini
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Maria Rosa Capotorto
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Vito Intino Bari
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Carlo Pulcini
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Luigi Landolfi
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Maria Carla Acler
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Cristina Corsi
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Vito Davide Ciavirella
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Sebastiano Ciavirella
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Cinzia Scalia
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Emanuele Cusa
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Laura Corazza
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Laura Peruzzo
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Alessandro Catellani
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Ester Gubert
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Luisa Antoniolli
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Margherita Vacca
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Tommaso D’Alterio
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Giovanni Solinas
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Andrea Angelo
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Emanuele Alecci
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Alessandro Padovani
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Benedetto Campione
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Martina Visentin
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Donatella Gasperi
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Nicholas Moser
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Enrico Muller
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Giulia Cordella
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Alessandro Martello
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Adriana Alessandrini
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Costanza La Mantia
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Isabella Polloni
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Marco Salvadori
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Ema Maggio
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Chiara Chiappa
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Marco Bernardi

Beatrice Pace
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Federico Maggiora
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Chiara Lunel
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Ilana Gotz
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Marzia Ravazzini
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Fabio Bazzanella
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Paolo Tigrino
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Monica Ricci
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Alessia Bertolini
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Milena Rizzardi
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Marcello Bogetti
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Piercarlo Gera
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Roberto De Micco
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Giulio Petitta
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Eleonora Lenti
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Rosella Guarneri
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Luciano Bedin
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Francesco Fassi
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Giuseppe Critelli
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Valentina Chieco
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Elisabetta Ottavia
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Giovanna Ferretti
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Giorgio Del Zanna
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Umberto Zandrini
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Giuseppe Vincenzo
Mancuso
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Emilio Mastroianni
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Vera Huber
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Myra Stark
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Rocco Moretti
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Maria Gonzo Fedel
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Giovanni Salzano
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Michele Pellegrini
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Nicola De Min
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Bruno Cassola
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Annalea Pillitteri
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Alberto Signor
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Marco Biazzo
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Vittorio Caracciolo
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Caterina Bruschi
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Pamela Bolognini
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Laura Angeletti
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Bruno Merlini
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Nadia Russo
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Alessandro Fabbri
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Mauro Svaldi
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Fabio Armellini
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Elena pozzi
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Amelia Iannotta
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Antonio Morlando
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Alice Sartori
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Massimo Occello
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Immacolata Ciardi
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Elisa Polo

Alfonso Cotera Fretel
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Melchiorre Lino Orler
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Cinzia Festa
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Davide Festa
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Rosa Rizzato
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Claudia Borrelli
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Angelica Padula
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Alessandra Dal Colle
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Ezio Gionco
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Valentina Mancusi
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Mauro Angeloni
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Francesca Sorci
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Maria Solidea Olmi
Monzani
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Giovanna Galli
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Monica Danelutti
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Simone Gentili
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Antonio Angelino
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Antonietta Bazzocchi
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Erika Baglione
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Karl Tragust
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antonietta tempesta
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Elisabetta Carollo
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Rosario Bressi
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Silvia Romanzani
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Brigida . Monda
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Emanuela Rossi
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Micaela Bertoldi
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Davide Veronese
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François de Brabant
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Roberto Dal Corso
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Elisabetta Artoni
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Pietro Lostia
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Antonio Scrimieri
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Edmondo Esposito
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Alessandro Tolomelli
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Gabriele Pluchino
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Pierino Di Cello
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Danilo Salerno
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Silvana Bartolini
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Rosanna Ferrari
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Giuseppe Di Francesco
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Francesca Amici
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Anna Maria Arioli
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Gabriele Lionello
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Giancarlo Barzaghi
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Stefano Maines
*
Anna M. Merlo
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Cristina Rapone
*
Pieralfonso Iacono
*
Roberto Baldo

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Published on 01/04/2020by redazione

Coronavirus e Terzo Settore

In questo tempo straordinario di sospensione delle nostre vite quotidiane, in cui tante delle cose che siamo abituati a dare per scontate vengono a mancare, c’è una generale – anche se non certo unanime – riscoperta di valori a cui la nostra società e il nostro stile di vita hanno dato sempre meno peso: il tempo per sé, le relazioni con gli altri, il senso civico, la solidarietà. Paradossalmente, proprio nel momento in cui le relazioni interpersonali vengono limitate al massimo ci riscopriamo comunità. Riscopriamo che i nostri destini sono inesorabilmente intrecciati, che quello che fa ognuno di noi impatta sul prossimo e vice versa. E che in una società sempre più individualista è la dimensione collettiva quella da cui dipende davvero il nostro futuro. 

Così nell’emergenza viene data giusta enfasi ai comportamenti solidaristici: dalla solidarietà tra vicini di casa, nei gesti concreti e nei gesti simbolici che rimbalzano in questi giorni da un balcone all’altro, alla solidarietà con chi compie il proprio dovere “in prima linea”, sia medico, infermiere o addetto alle pulizie nei reparti di terapia intensiva; alla solidarietà sociale in senso ampio nei confronti delle persone, delle imprese e delle organizzazioni che stanno soffrendo le conseguenze anche economiche della crisi sanitaria che sta investendo il mondo intero.  

Ecco, in questo richiamo all’importanza della solidarietà bisogna stare attenti a non dimenticarsi di chi la solidarietà l’ha sempre praticata nel quotidiano, fino a farne l’oggetto del proprio lavoro. Di quelle organizzazioni che nella cura delle relazioni e nell’erogazione di servizi sociali trovano la propria ragion d’essere. E che anche adesso, nel mezzo dell’emergenza sanitaria, continuano ad impegnarsi e ad erogare servizi tra mille difficoltà e lontano dall’attenzione mediatica – dalle associazioni che assistono le persone senza fissa dimora ai lavoratori delle cooperative sociali impegnati nelle pulizie di ospedali e case di riposo. 

In altre parole il mondo degli enti di terzo settore, che come noto è stato colpito molto duramente dallo stato di emergenza in atto. Quando parliamo di questo mondo parliamo di un patrimonio collettivo di risorse, di relazioni, di competenze su cui tutti abbiamo fatto affidamento e da cui dipende in modo imprescindibile il nostro sistema di welfare. Un patrimonio che rischia di essere significativamente compromesso se non vengono prese misure urgenti per tutelarlo, e che non deve uscire dalla crisi ridimensionato perché nei prossimi mesi e anni ne avremo ancora più bisogno che nel passato.

Bisogna quindi guardare in primo luogo agli enti pubblici, dal governo nazionale fino alle amministrazioni locali, perché si ricordino di chi eroga i servizi di interesse generale ai loro cittadini, spesso partecipando attivamente anche alla programmazione sociale e alla progettazione degli interventi. E adottino quindi tutti i provvedimenti necessari per far sì che questa capacità di dare risposta ai bisogni (destinati ad aumentare a seguito di questa crisi) non venga a mancare. Ma bisogna anche pensare a ciò che si può fare per mobilitare risorse private, nelle forme più disparate: donazioni, lasciti, investimenti, volontariato. Il decreto Cura Italia introduce interventi di sostegno innovativi: spetta ora alle amministrazioni regionali  adottarli, adattandoli se necessario ai vari contesti locali.

Se saremo capaci di apprendere da questa emergenza potremmo trovarci a vivere in un mondo più solidale, più attento alla dimensione collettiva (dei problemi e delle risposte), più equilibrato nel suo modello di sviluppo. Il primo banco di prova sarà la cura che metteremo nel proteggere le persone e le organizzazioni che hanno sempre operato in questa direzione.

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Published on 17/01/2020by redazione

Iniziativa “Accompagnami”: ecco come è andata!

Sono stati presentati, venerdì 17 gennaio, i risultati raggiunti nel primo anno di sperimentazione di “Accompagnami”, iniziativa promossa da Fondazione Caritro ed inserita del progetto pluriennale di Welfare Km Zero.

Il percorso, che rinnova gli impegni per una edizione 2.0, evolve anche grazie alla indagine di valutazione fatta da Jacopo Sforzi e Cristina Burini, la quale mostra una fotografia di quali sono stati gli obiettivi raggiunti e quali devono essere invece le priorità per il futuro.

L’analisi ha dato spazio alle riflessioni, l’esperienza Accompagnami ha dato infatti l’opportunità, ai trenta enti partecipanti, di formarsi e di sviluppare competenze, anche grazie all’incontro con il mondo profit.
La nuova sfida però, come ha commentato Carlo Borzaga dopo aver ascoltato le testimonianze di alcuni dei protagonisti della prima edizione, è far si che alle imprese sociali, che si aprono a nuovi settori produttivi, vengano sempre riconosciuti una identità ed un valore propri. Sono importanti quindi iniziative come questa, proprio perchè stimolano la capacità di creare dei legami che devono fare da punto di incontro tra dimensioni diverse.
Euricse, che ha messo a disposizione le proprie competenze in tutte le tre fasi del progetto, in questo senso è riuscita ad individuare altri soggetti strategici che contribuiranno ad espandere la rete di relazioni nel territorio: Consolida, Mediocredito Trentino Alto Adige e Trentino Sviluppo saranno infatti coinvolti nei futuri percorsi di accompagnamento che porteranno gli enti di Terzo Settore a sviluppare nuovi progetti di imprenditoria sociale.

“In particolare è emersa l’opportunità di ampliare la platea di soggetti in grado non solo di accompagnare lo sviluppo del nonprofit, ma di favorire quella logica di “filiera” che può aiutare le singole organizzazioni ad affrontare, attraverso il mercato, le nuove sfide sociali a cui sono chiamate”.

Jacopo Sforzi – ricercatore Euricse

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L’evento ha dato rilievo anche alla consegna dei diplomi agli studenti che hanno portato a termine il Master in Gestione delle Imprese Sociali – GIS per l’anno 18/19.

Il master, che quest’anno vedrà partire la XXV edizione (ora è in corso la ventiquattresima), conferma di avere una offerta formativa interessante e concreta.  Ad avere già trovato una occupazione sono 16 neodiplomati su 17, undici di questi direttamente all’interno dell’organizzazione che li ha ospitati per lo stage formativo previsto.

“Un segnale importante per confermare che le sfide future si potranno vincere solo coinvolgendo giovani motivati e appositamente formati per affrontare i nuovi scenari in cui si muoverà il Terzo Settore”

Paolo Fontana – responsabile formazione Euricse

Qui il comunicato stampa.

Qui ulteriori informazioni sull’iniziativa “Accompagnami“.

Qui ulteriori informazioni sul Master GIS.

Ph. Stefano Guerrini, Matteo Gaudiello

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Published on 08/05/2019by redazione

Imprese di comunità: quando la partecipazione guida l’economia

Un nuovo modello imprenditoriale, dalle aree periferiche ai quartieri delle grandi città. Il libro di Euricse si presenta a Bologna negli spazi di Fondazione per l’Innovazione Urbana

Sentirsi parte di una comunità, condividerne le scelte, orientarne i destini. C’è un bisogno fortissimo di partecipazione che le imprese di comunità, modello che si propone come alternativo sia all’impresa capitalistica sia all’impresa pubblica, sembra pronto ad accogliere.

Il volume “Imprese di comunità. Innovazione istituzionale, partecipazione e sviluppo locale” curato da Jacopo Sforzi e Pier Angelo Mori (Il Mulino edizioni) e presentato martedì 7 maggio negli spazi di Fondazione per l’Innovazione Urbana presso Palazzo d’Accursio a Bologna, ne traccia un quadro ben preciso. Analizzando venti esperienze, ne ricostruisce la cornice giuridica, organizzativa ed economica, ricordando che per quanto il fenomeno abbia origine soprattutto nelle aree considerate marginali, si fa sempre più presente anche nelle aree urbane. In alcuni casi, grazie anche a interventi orientati a stimolare e accompagnare la partecipazione dei cittadini. È d’esempio, in questo senso, proprio Fondazione per l’Innovazione Urbana, realtà nata a Bologna per affrontare le sfide sociali, ambientali e tecnologiche della città e dei suoi quartieri.

“Le imprese di comunità, siano esse figlie di territori isolati, come i borghi di montagna, o di grandi aree urbane, hanno alla base una forte esigenza di partecipazione civica. – chiarisce l’autore Jacopo Sforzi, di Euricse – Sono infatti caratterizzate da una governance inclusiva e rappresentano uno strumento innovativo di cittadinanza attiva attraverso il quale i soggetti interessati danno risposte collettive mirate a contrastare i processi degenerativi dell’assetto sociale ed economico della comunità locale”. Difficoltà, ma soprattutto soluzioni, dunque, che un tempo erano percepite come “individuali”, con le imprese di comunità diventano “collettive”.

Certo, è essenziale capire come rendere indipendenti queste imprese. “Per essere realmente alternative – avverte il prof. Pierpaolo Donati, docente emerito all’Università degli Studi di Bologna – le imprese di comunità devono essere autonome. Devono poter camminare con le proprie gambe, anche a livello economico, usufruendo ad esempio di social bond, dunque strumenti socialmente validi che poggino su un fondo di garanzia della Banca d’Italia. Finché ciò non accadrà, non avremo un terzo settore davvero autonomo rispetto allo Stato e al mercato”.

Ma la realtà, come spesso accade, è più avanti delle normative. Del resto, delle imprese di comunità se ne parla fin dalla fine dell’Ottocento con le prime forme sviluppatesi nell’arco alpino. Luoghi in cui, anche oggi, si manifestano nuove esperienze. “In questi territori, non si è cittadini se non si diventa imprenditori della propria società. La cittadinanza è, infatti, connotata da un forte tasso di intraprendenza” – conferma Giovanni Teneggi, referente nazionale per le cooperative di comunità di Confcooperative che ha avuto modo di sperimentare numerosi modelli di imprese di comunità sviluppatesi lungo l’appennino emiliano, ma non solo. E sono proprio queste esperienze a evidenziare alcune peculiarità delle imprese di comunità legate, appunto, alla dinamica partecipativa. “Anzitutto – ricorda Teneggi – esiste il tema della gratificazione. Si partecipa a un’impresa di comunità perché ci fa sentire parte del luogo in cui viviamo. Da qui, la congiunzione tra aspirazioni individuali e soddisfazione collettiva, ora non più in antitesi”. Essere d’aiuto agli altri, infatti, vuol dire in primis essere d’aiuto a se stessi. Anche questa una lezione molto chiara nei territori di montagna.

Così, non c’è economia senza partecipazione e anzi, è proprio la partecipazione a “guidare” la dimensione economica. Un modello che può essere valido non solo nelle “terre desolate” ma anche in ambito urbano, purché sussista l’elemento della prossimità. I laboratori di quartiere della Fondazione Innovazione Urbana di Bologna – come evidenzia Leonardo Tedeschi – sono infatti un esempio di come sia possibile interrogare e coinvolgere i cittadini rispetto a determinate tematiche, co-progettando gli interventi. “Un percorso basato sul protagonismo diretto dei membri della comunità locale – conclude Sforzi – può aiutare a ricompattare un tessuto sociale sfiduciato, costruendo reti di relazioni tra persone e organizzazioni al fine di migliorare i livelli di benessere di intere comunità”.

 

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Published on 07/06/2016by redazione

I numeri del Terzo settore in Italia. Ecco a chi si rivolge la riforma

La scorsa settimana la Camera dei Deputati ha dato il via libera definitivo alla nuova normativa del Terzo Settore che, con i decreti legislativi che seguiranno nei prossimi mesi, riformerà il mondo del non profit, delle imprese sociali e del volontariato. Ma quante e quali sono le organizzazioni che saranno toccate direttamente da questa riforma?

Per dare una risposta a questa domanda, vi proponiamo alcuni dati estratti dall’analisi sui dati del 9° Censimento dell’industria e dei servizi condotta da Euricse in collaborazione con l’Istituto Nazionale di Statistica (Istat). (altro…)

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Published on 01/02/2016by redazione

Finanziare welfare e terzo settore

[Tratto dall’articolo Laboratorio Share 2016 pubblicato su www.secondowelfare.it]

Secondo Borzaga, se nel periodo pre-crisi economica la questione era soprattutto legata all’incapacità di aumentare l’offerta di servizi in modo da tenere il passo con la crescita dei bisogni, negli anni successivi alla crisi e a causa dei conseguenti tagli alla spesa pubblica, il problema principale è diventato la ricerca di fonti di finanziamento non pubbliche in grado di mantenere i servizi offerti e la protezione sociale per i cittadini. (altro…)

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