Rapporto Italia 2015. Introduzione e sintesi

Research Area: Misurazione e Impatto

Da una riflessione che tiene conto delle diverse evidenze empiriche e delle analisi contenute nel Rapporto – riassunte nelle pagine di questa Introduzione – è possibile trarre due principali ordini di conclusioni, di cui si dovrebbe tenere conto sia nella valutazione della rilevanza del settore cooperativo, sia nell’individuazione delle politiche di sostegno.

Innanzitutto, l’analisi dimostra che in Italia le cooperative nel loro insieme contribuiscono in modo molto significativo alla formazione del prodotto interno lordo e all’occupazione. Il loro contributo assume poi una rilevanza particolare sia in alcuni settori strategici per l’economia italiana come, ad esempio, l’agroalimentare, sia in attività che influenzano direttamente il benessere dei cittadini, soprattutto di quelli che versano in situazioni di maggior disagio (come, ad esempio, gli utenti serviti dalle cooperative sociali). Inoltre, in generale e soprattutto nei settori spesso caratterizzati da forme di impiego poco tutelate e remunerate, le cooperative garantiscono occupazioni regolari e in gran parte stabili. Inoltre, se si tiene conto al contempo delle dinamiche, più positive di quelle delle altre imprese e delle pubbliche amministrazioni, che hanno caratterizzato la cooperazione a partire cioè dagli anni ’90 del secolo scorso e soprattutto dal 2011 e dei processi di terziarizzazione in corso, è del tutto prevedibile che la crescita della cooperazione sia destinata a perdurare. In altri termini, l’evoluzione di lungo periodo dimostra che le imprese formate da persone che si associano per dare risposta a bisogni, invece che per realizzare profitto, continuano a rappresentare un attore indispensabile nella gestione di attività dove il capitale umano, e in particolare la sua qualità e le sue motivazioni, assumono particolare
rilevanza. E ciò anche alla luce della dimostrata capacità delle cooperative di rispondere alle esigenze emergenti attraverso modifiche, non solo dei settori di attività, ma anche degli obiettivi e dei modelli di governance.
La seconda conclusione è che le cooperative hanno veramente reagito alla crisi in modo nettamente diverso dalle altre forme di impresa, e che ciò è dipeso soprattutto dalla loro particolare forma proprietari e di governance. Esse, infatti, non devono tutelare il valore del capitale investito, ma soddisfare, nei limiti del possibile, i bisogni dei propri soci, siano essi legati al consumo, al lavoro, o alla gestione di segmenti dell’attività imprenditoriale. Di conseguenza, a fronte del calo della domanda e/o dei redditi dei soci causato dalla crisi, le cooperative hanno reagito cercando di aumentare o almeno mantenere inalterati i servizi offerti e, quindi, anche i livelli di produzione e di occupazione, riducendo invece i margini di gestione. In altri termini le cooperative hanno gestito la crisi al proprio interno senza scaricarne gli oneri sulle finanze pubbliche attraverso il ricorso massiccio agli ammortizzatori sociali.

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