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Published on 04/06/2021by euricse

Terzo settore protagonista dell’innovazione sociale

Come valorizzare al massimo il potenziale innovativo che il Terzo settore, fin dalle origini e – di nuovo – durante la pandemia, ha dimostrato di possedere? Erika Stefani, ministra per le Disabilità, Carlo Borgomeo, presidente di Fondazione Con il Sud, Ivana Pais, sociologa dell’Università Cattolica di Milano e Carlo Borzaga, presidente Euricse, in dialogo con Diego Andreatta, direttore di Vita Trentina, al Festival dell’Economia 2021 hanno riflettuto su una delle sfide fondamentali per la ripartenza: il riconoscimento del nonprofit come attore cruciale del cambiamento, sfruttando gli strumenti offerti dalla riforma del Terzo settore.

La registrazione dell’evento

Diego Andreatta Carlo Borzaga Presidente Euricse Ivana Pais Festival Economia Trento 2021 (foto Daniele Panato/Agenzia Panato)

“Anche se mancano i provvedimenti attuativi, con la riforma del Terzo settore siamo di fronte a una rivoluzione”, ha evidenziato la ministra per le Disabilità, Erika Stefani. “Passiamo da un modello bastato su Stato e mercato a uno che coinvolge anche la comunità”. Un passaggio epocale al quale mancano però alcuni tasselli. “Siamo carenti nella visione di insieme, nel rendere effettiva la coprogettazione e l’articolo 55 del Codice”, ha ammesso la ministra.

Per trovare la strada giusta, è intervenuto il presidente Euricse Carlo Borzaga, bisogna guardare a quanto avvenuto negli anni ’70, quando i servizi sociali in Italia avevano carattere spiccatamente emergenziale ed erano altamente istituzionalizzati (ospedali psichiatrici, orfanotrofi, gradi strutture di contenimento delle persone disabili). “Il Terzo settore, prima come volontariato poi come cooperazione sociale, ha inventato da zero servizi alternativi – case famiglie, centri diurni, inserimento lavorativo – che poi sono quelli che abbiamo oggi”, ha aggiunto Carlo Borzaga. “Se vogliamo l’innovazione sociale – ha proseguito – è quella stagione di mezzo secolo fa che dobbiamo replicare, aggiornandola e puntando sulle logiche di coprogrammazione e coprogettazione”.

Carlo Borzaga Presidente Euricse Festival Economia Trento 2021 (foto Daniele Panato/Agenzia Panato)

La chiave, secondo il presidente di Fondazione Con il Sud Carlo Borgomeo, è tutta nel riconoscimento effettivo del Terzo settore come attore di cambiamento efficace e come soggetto di sviluppo, a partire dagli investimenti del PNRR, dove invece non è mai indicato come soggetto attuatore.

Testimonianza delle capacità di resilienza del comparto arrivano anche dall’utilizzo delle piattaforme digitali durante la pandemia. “Tra ente pubblico, cooperative e utenza c’è stata contaminazione spontanea: serve uno sforzo per riconoscere le doti di innovazione del Terzo settore”, ha detto Ivana Pais, sociologa dell’Università Cattolica di Milano.

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Published on 14/05/2021by euricse

Manager del sociale, la community degli ex-corsisti Master GIS a quota 400

Aperte le iscrizioni alle 26° edizione del master universitario in Gestione di imprese sociali

Agricoltura sociale, finanza etica, servizi socio-assistenziali ed educativi, inserimento lavorativo di persone svantaggiate: questi sono solo alcuni dei settori nei quali i 400 diplomati del Master in Gestione di imprese sociali hanno trovato occupazione al termine del percorso formativo curato da Euricse e dall’Università di Trento. Oggi, contestualmente alla firma della convenzione triennale che regolamenta i rapporti tra l’istituto di ricerca e l’ateneo, sono state aperte le iscrizioni per la 26° edizione ed è stato annunciato per il prossimo 10 giugno l’Open Day virtuale di presentazione delle novità e delle attività in programma.

La community di ex-corsisti

“Questo master, che è il più antico corso annuale di formazione dedicato al nonprofit in Italia, ha una storia importante, fondata sul rapporto con l’Università di Trento e in particolare con i tre dipartimenti di Giurisprudenza, Economia e Management e Sociologia. I risultati dell’elevato livello di questa esperienza formativa si vedono anche nei tassi di placement, vicini al 90%”, ha detto il presidente di Euricse, Carlo Borzaga.

Era il 1995 quando l’Istituto Studi Sviluppo Aziende Non profit (ISSAN) dell’Università di Trento – oggi Euricse – promosse la prima edizione del Master sotto forma di corso post-laurea di 150 ore. Più di un quarto di secolo dopo la community di ex-corsisti – che grazie al Master ha mantenuto strette relazioni con una consolidata rete di organizzazioni, professionisti e corpo docente – ha festeggiato il traguardo dei 400 componenti. Oggi gli ex studenti sono dirigenti, manager, funzionari di imprese sociali, cooperative sociali, consorzi, fondazioni, associazioni di volontariato, RSA, associazioni nazionali di categoria e aziende non-profit in generale. “Sono tutte persone accomunate da una sola, forte motivazione: migliorare la qualità della vita delle persone, cercando risposte imprenditoriali ai bisogni sociali delle comunità; è questa voglia di ‘impatto positivo’ che, in definitiva, unisce la nostra community”, spiega il referente e tutor d’aula di Euricse, Alessandro Caviola.

Il rinnovo della convenzione

Convenzione Università di Trento – Euricse. 14 Maggio 2021, Euricse. Il momento della firma, a destra il prof. Carlo Borzaga e a sinistra il Rettore Flavio Florian.

Apprezzamento sul percorso di studio è stato espresso anche dal rettore Flavio Deflorian, che oggi ha fatto visita alla sede di Euricse per la firma della convenzione triennale che regolamenta i rapporti tra le due istituzioni per quanto concerne gli aspetti organizzativi, amministrativi e finanziari del Master. Il master attribuisce 60 crediti formativi per 1500 ore tra didattica e tirocini, con un numero minimo di 16 e un massimo di 25 iscritti. “Nei prossimi anni, per affrontare gli effetti gravi che la pandemia ha generato sull’economia e sulla società, ci sarà bisogno di alleanze. Sappiamo che il pubblico verrà chiamato a riforme e interventi importanti, ma non potrà operare da solo. Una delle realtà con le quali dovrà sviluppare alleanze è quella del Terzo settore. Proprio per questo, la professionalizzazione di chi si occupa e opera nell’economia sociale e nella cooperazione, diventa determinante per la qualità della ripartenza e per garantire quegli elementi di inclusività oggi così importanti. La partnership del nostro Ateneo con Euricse va in questa direzione, quella di approfondire ulteriormente conoscenze, scambiare competenze, allargare su scala internazionale il confronto con le migliori pratiche in questo settore”, ha sottolineato il rettore.

Aperte le iscrizioni alla 26° edizione

Oggi sono state aperte le iscrizioni alla 26° edizione del Master GIS. Gli aspiranti corsisti possono accedere fin da subito al sito www.mastergis.eu per compilare l’application online. Le iscrizioni sono aperte fino all’11 ottobre con tutte le informazioni disponibili nel bando di ammissione online. La 26° edizione prevede docenze rinnovate e, grazie al sostegno di Fondazione Caritro, alcuni elementi innovativi di supporto alla didattica, tra i quali un MOOC (massive open online course) per l’approfondimento di alcune tematiche trattate in aula e una “guida multimediale alle competenze manageriali”. Il 10 giugno è in calendario l’Open Day virtuale di presentazione delle attività con la presenza del direttore del Master, Marco Bombardelli. Le lezioni dell’anno accademico 2021/2022 inizieranno a novembre 2021 e si concluderanno ad aprile 2022, per poi lasciare spazio ai 5 mesi di tirocinio in imprese sociali ed organizzazioni non profit nazionali ed europee.

La 25° edizione è stata condizionata dalla pandemia, ma la maggior parte della didattica si è svolta comunque in aula. In questi giorni sono partiti i tirocini dei 17 corsisti in organizzazioni del Terzo settore e in imprese sociali su tutto il territorio nazionale.

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Published on 11/05/2021by euricse

Dimensioni e caratteristiche dell’economia sociale italiana nel ritratto di Euricse ed Istat

Presentata la prima ricerca nazionale che indaga cooperative tradizionali e istituzioni nonprofit

Scarica qui il rapporto

Rivedi qui il webinar di presentazione

Associazioni, cooperative, mutue, fondazioni e altre istituzioni nonprofit contribuiscono all’economia italiana con un valore aggiunto di oltre 49 miliardi di euro, il 3,4% del totale (6,7% sulla sola economia privata). Quasi un addetto su 10 del privato è impiegato in un’organizzazione dell’economia sociale, una proporzione che sale a oltre il 60% nei settori dell’istruzione e al 45,1% in quello della sanità e dell’assistenza sociale. E ancora, dal 2015 al 2017, le istituzioni dell’economia sociale sono aumentate di numero (+4,2) e hanno assunto più persone (+3,5%). Sono queste le evidenze principali del primo rapporto Euricse-Istat sull’economia sociale presentato oggi online con una tavola rotonda alla quale hanno partecipato anche la viceministra dell’Economia e Finanze Laura Castelli e il presidente Cnel Tiziano Treu.

Il percorso di ricerca

La collaborazione tra Istat ed Euricse è nata nel 2019 per ricomporre la frammentazione statistica dei dati sulle organizzazioni dell’economia sociale. Due anni fa è stato pubblicato un primo rapporto che ha riguardato la sola componente delle imprese cooperative. La ricerca “L’economia sociale in Italia. Dimensioni, caratteristiche e settori chiave”, basata su dati 2015-2017, riguarda invece tutto il comparto delle organizzazioni nelle quali l’obiettivo è diverso dal profitto, la gestione è affidata a coloro che sono in genere i beneficiari dell’attività e il capitale ha una funzione puramente strumentale.  

L’evento di presentazione

Durante l’evento online di martedì 11 maggio, moderato dal giornalista del Corriere della Sera Dario Di Vico, aperto dalla viceministra dell’Economia e Finanze, Laura Castelli, dal segretario generale Euricse Gianluca Salvatori e da Caterina Viviano, responsabile Servizio registri statistici Istat, si è svolta un dialogo tra il presidente di Euricse, Carlo Borzaga, e il presidente del CNEL Tiziano Treu. I principali risultati della ricerca sono stati presentati da Eddi Fontanari di Euricse e da Massimo Lori di Istat, due dei curatori del rapporto.

Il segretario generale di Euricse, Gianluca Salvatori

“Oggi serve una visione complessiva della rilevanza e della diffusione di tutte le organizzazioni centrate sulle persone e gestite di conseguenza. È fondamentale soprattutto in questo momento in cui è necessario alleviare le sofferenze sociali e contestualmente rilanciare l’economia, anche attraverso la messa a terra di molti dei progetti del Pnrr dove, anche se il Piano no dell’n lo prevede in modo esplicito, le organizzazioni dell’economia sociale avranno un ruolo determinate”, ha detto il presidente di Euricse, Carlo Borzaga.

“Mettere a terra questo rapporto è l’inizio di un percorso importante, perché è solo grazie ai dati, anche con il conto satellite ad hoc che abbiamo chiesto ad Istat di realizzare, e con un nuovo ecosistema di strumenti finanziari, che come Ministero dell’Economia e delle Finanze intendiamo promuovere, che riusciremo a mettere in piedi un sistema di policy dedicato. Rientrano in questa logica la finanza d’impatto ed i social bond, su cui dobbiamo necessariamente fare presto.
L’Italia, come hanno già fatto altri paesi e l’Europa stessa, ha messo l’economia sociale nell’agenda per la ripresa. È un settore fondamentale, che deve poter contare sugli strumenti giusti”, ha sottolineato Laura Castelli, vice ministra dell’Economia e delle Finanze, con delega all’economia sociale.

Laura Castelli, vice ministra dell’Economia e Finanze

“I dati del rapporto confermano le dimensioni imponenti raggiunte in Italia dal fenomeno dell’economia sociale. Di fronte alla sfida della ripartenza, i valori e l’entusiasmo della volontarietà dovranno ora essere sostenuti da maggiori conoscenze e professionalità dei singoli, più solide capacità organizzative, minore frammentazione delle iniziative e degli enti presenti nel variegato mondo del terzo settore”, ha commentato il presidente del CNEL, Tiziano Treu.

Tiziano Treu, presidente CNEL

I dati del rapporto

Entro i confini dell’economia sociale in Italia si muovono quasi 380 mila organizzazioni per un valore aggiunto complessivo di oltre 49 miliardi di euro, 1,52 milioni di addetti (che salgono rispettivamente a 51,8 miliardi di euro e a 1,58 milioni includendo anche le controllate dei gruppi cooperativi) e più di 5,5 milioni di volontari. Tre su quattro delle organizzazioni sono costituite in forma di associazione, ma sono le cooperative a impiegare oltre i tre quarti degli addetti e a contribuire maggiormente al valore aggiunto, con una quota vicina al 60%.

Le organizzazioni dell’economia sociale sono più numerose negli ambiti delle attività artistiche, sportive e di intrattenimento (37%), ma i settori più rilevanti dal punto di vista economico e dell’occupazione sono quelli dell’istruzione – con una quota in termini sia di valore aggiunto che di addetti che nel comparto privato supera il 60% – e della sanità e dell’assistenza sociale (35,9% del valore aggiunto, 45,1% degli addetti sempre del settore privato).

A livello geografico, è la Lombardia ad avere una maggiore concentrazione di organizzazioni dell’economia sociale, oltre il 15% di tutto il Paese con il 22% del valore aggiunto. Se si guarda al contributo economico, in seconda posizione c’è l’Emilia-Romagna, con l’8% delle organizzazioni e il 15% del valore aggiunto.

L’85,5% delle istituzioni dell’economia sociale è finanziata da fonti private: in controtendenza le organizzazioni della sanità che si appoggiano invece per la metà dei loro introiti alla pubblica amministrazione.

I dipendenti di associazioni, cooperative, mutue, fondazioni e altre istituzioni nonprofit sono in maggioranza donne (57,2%) e in media con un livello di istruzione superiore dei colleghi che lavorano nelle altre imprese: la percentuale di laureati è infatti del 21,4% contro il 14,6% di chi lavora nelle imprese tradizionali. Molto diffuso è il part-time: il 45,9% dei dipendenti delle organizzazioni di economia sociale è a tempo parziale contro il 26,8% delle altre imprese: un’incidenza che può essere spiegata con il maggior peso della componente femminile e la concentrazione in determinate categorie economiche.

Se si guarda all’evoluzione del comparto negli anni esaminati dal rapporto (2015-2017), il numero di organizzazioni dell’economia sociale è aumentato del 4,2%, così come è cresciuto il numero di dipendenti (+3,5%). La crescita numerica maggiore si è registrata nel Sud, con in testa il Molise (+14,1%) mentre, guardando ai settori di attività, l’aumento più sensibile è nell’ambito dell’istruzione (+16,2%) e della cultura e sport (+13,6%).

L’ultima parte del rapporto è dedicata a focus settoriali su sanità e assistenza sociale, istruzione e formazione, cultura, sport e ricreazione: l’analisi evidenzia che il processo di policy making a livello degli enti territoriali e locali ha prodotto un welfare a geometria variabile in cui cambia l’apporto di amministrazioni locali, mercato ed economia sociale e che restituisce una rappresentazione di quest’ultima che va oltre la tradizionale separazione tra Nord e Sud del Paese.

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Published on by euricse

L’economia sociale in Italia. Dimensioni, caratteristiche e settori chiave

Lo studio “L’economia sociale in Italia. Dimensioni, caratteristiche e settori chiave”, curato da Carlo Borzaga, Manlio Calzaroni, Eddi Fontanari, Massimo Lori e al quale hanno collaboratoro
Chiara Carini, Mauro Caramaschi, Carla Troccoli e  Anna Berton, è il primo a fotografare nella sua interezza tutto il comparto formato da associazioni, cooperative, mutue, fondazioni e le altre istituzioni non profit come le imprese sociali. Oltre ad un quadro generale sulla struttura e il peso dell’economia sociale, l’indagine si concentra sul profilo dei lavoratori e i dati dell’occupazione. L’ultima parte del rapporto è dedicata a focus settoriali su sanità e assistenza sociale, istruzione e formazione, cultura, sport e ricreazione.
La collaborazione tra Istat ed Euricse è nata per ricomporre la frammentazione statistica dei dati sulle organizzazioni dell’economia sociale. Nel 2019 è stato pubblicato un primo rapporto che ha riguardato la sola componente delle imprese cooperative. La rappresentazione di un quadro unitario è precondizione per cogliere con precisione il ruolo economico e sociale e, di conseguenza, le modalità di sostegno e di controllo dell’economia sociale.

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Published on 04/03/2021by redazione

Mafia, i beni confiscati diventano capitale sociale puro

La gestione per fini sociali dei beni confiscati alla criminalità organizzata può giocare un ruolo fondamentale nella lotta al fenomeno mafioso. La nostra collaboratrice Caterina De Benedictis ha firmato un articolo su questo tema ospitato dalla Rivista giuridica del Mezzogiorno pubblicata dall’Associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno. Il suo contributo ha come obiettivo la mappatura dei beni confiscati, nella convinzione che, per combattere efficacemente la mafia, sia indispensabile compiere azioni capaci di “riconvertire il ‘capitale sociale mafioso’ in ‘capitale sociale puro'” (Baldascino, Mosca, 2014).

Quali sono i dati principali che escono dalla mappatura?

I beni immobili confiscati alla criminalità organizzata sono 33.777, dei quali il 51% sono beni ancora in gestione e quindi amministrati dall’Agenzia Nazionale dei Beni Sequestrati e Confiscati (ANBSC), mentre il 49% è rappresentato da beni destinati per un riutilizzo istituzionale o sociale. L’83% dei beni immobili destinati si trova nelle regioni del Mezzogiorno, mentre il 17% al Centro e al Nord. È interessante individuare le prime sei regioni che si contraddistinguono per incidenza maggiore di beni immobili. Se le prime tre posizioni  sono ricoperte dalle regioni meridionali note per le particolari caratteristiche e la lunga tradizione che contraddistingue la criminalità organizzata (cosa nostra siciliana, la camorra campana e la ‘ndrangheta calabrese), poco fuori dal podio si trovano la Lombardia e il Lazio, a testimonianza del fatto che il fenomeno della criminalità organizzata non può e non deve più essere pensato e – di conseguenza combattuto – come un fenomeno che interessa e colpisce le sole regioni meridionali. I beni immobili vengono prioritariamente destinati agli enti locali (81%) e, nello specifico ai Comuni, per finalità prevalentemente di carattere sociale e istituzionale. In particolare, su un ampio campione costituito da 5.490 beni immobili destinati, si osservi come il 13% (730) sia stato affidato – tramite bando indetto dall’ente locale preposto – a soggetti rappresentativi del Terzo settore, tra cui spiccano le fondazioni (50), i consorzi (85), le cooperative sociali (288) e le associazioni (307). Rilevante anche il numero di beni immobili destinati e assegnati al mondo cattolico (33), alle organizzazioni sportive (34), nonché soprattutto a coprire le implicazioni delle situazioni di emergenza abitativa (147). I beni aziendali in Italia, invece, sono 4.040, di cui solo il 33% è stato destinato definitivamente. La maggior parte di questi beni è sita nel Mezzogiorno, dove si trova il 79% dei beni aziendali già destinati    

In cosa consiste il riutilizzo per fini sociali dei beni confiscati alla criminalità organizzata e qual è il ruolo giocato dal Terzo settore nella riconversione del capitale sociale mafioso?

Il riutilizzo per fini sociali dei beni confiscati consiste nella destinazione dei beni agli enti locali (Comuni, Province, Regioni e Città metropolitane), i quali possono amministrare direttamente il bene o assegnarlo in concessione – con apposita convenzione e a titolo gratuito – a soggetti particolarmente rappresentativi degli enti locali, aventi finalità pubbliche e sociali. Tra questi soggetti, individuati dall’art. 48 comma 3 del Codice Antimafia, rientrano in particolar modo gli enti del Terzo settore. Quale che sia l’uso che l’ente individuato alla destinazione del bene intende realizzare, appare indispensabile che lo scopo principale consista – e debba sempre consistere – nella restituzione alla collettività del bene sottratto alla criminalità organizzata. L’aumento del capitale sociale determinato dalla natura stessa delle organizzazioni dell’economia sociale permette – molto più che in altri casi – la rigenerazione dei livelli di fiducia interni alla comunità, da cui deriva un ulteriore aumento del capitale sociale, inteso come principale prerequisito per lo sviluppo non solo sociale ma anche economico di un territorio.

Perché il riutilizzo sociale dei beni confiscati è anche un’arma di lotta?

L’istituto della confisca, e successivamente della destinazione dei beni precedentemente posseduti e utilizzati dalla criminalità organizzata, assume forza e concretezza solo laddove il capitale sociale mafioso venga trasformato in capitale sociale puro. Affinché ciò avvenga, la comunità deve avere la possibilità di appropriarsi – non solo metaforicamente – del bene in questione, interrompendo e soprattutto invertendo il processo di legittimazione dell’azione della criminalità organizzata. Il riutilizzo sociale dei beni confiscati alla criminalità organizzata è un’opportunità fondamentale di sviluppo non solo sociale, ma anche economico. L’azione della criminalità organizzata, depauperando i territori della loro iniziale dotazione di capitale sociale puro, non solo determina l’aumento dei livelli di sfiducia tra i cittadini e tra essi e le istituzioni, ma influenza negativamente il comportamento delle imprese legali, generando una perdita d competitività dei territori.

Può citare dei casi virtuosi di coinvolgimento del Terzo settore in quest’ambito?

Per quanto riguarda il riutilizzo per fini sociali di beni immobili, estremamente rilevante è l’esperienza virtuosa del Progetto La RES – Rete di Economia Sociale, nato nel 2012. Si tratta di un’esperienza pionieristica di infrastrutturazione sociale, nata e sviluppatasi in Campania, nelle zone del casertano, avente come obiettivo principale lo sviluppo integrato del territorio, attraversa la messa in produzione e la valorizzazione dei beni confiscati alla camorra, affidati alle organizzazioni sociali del territorio. Capofila del progetto è l’APS Comitato don Peppe Diana. In relazione ai beni aziendali emerge il caso della Calcestruzzi Ericina Libera, convertita da impresa tradizionale a cooperativa successivamente alla confisca del bene aziendale, di proprietà della criminalità organizzata. La nuova cooperativa, dopo aver interamente rinnovato le strutture per la produzione del calcestruzzo, ha realizzato un impianto di riciclaggio di inerti «tecnologicamente all’avanguardia». I materiali inerti, che in assenza di tale impianto sarebbero stati gettati in discarica o addirittura liberati nell’ambiente circostante, come spesso accade, vengono recuperati e trasformati in risorsa.

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Published on 03/02/2021by redazione

Recovery Plan, Euricse alle audizioni in Parlamento per valorizzare l’economia sociale

Il segretario generale di Euricse Gianluca Salvatori ascoltato dalla Commissione Affari sociali

Martedì 2 febbraio il segretario generale di Euricse Gianluca Salvatori è stato ascoltato dalla XII Commissione permanente Affari sociali della Camera dei Deputati nell’ambito dell’esame in sede consultiva della proposta di Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR). Nel suo intervento, sintetizzato in una memoria che sarà caricata a breve sul sito del Parlamento, Salvatori ha sottolineato la necessità di includere nel PNRR l’economia sociale e il Terzo settore come attori chiave del rilancio del Paese: “La versione attualmente all’esame delle Camere non valorizza adeguatamente il potenziale di questo enorme bacino di risorse, capacità e idee. Il Terzo settore e l’economia sociale sono già ora attori rilevanti: se meglio sostenuti, possono dare un contributo significativo alla realizzazione del Recovery Plan”.

Il video dell’audizione

Mezz’ora in video conferenza collegato con la XII Commissione Affari sociali della Camera nell’ambito dell’esame della proposta di Piano nazionale di ripresa e resilienza. Ieri pomeriggio il segretario generale di Euricse, Gianluca Salvatori, ha presentato davanti ai membri della commissione le valutazioni e le proposte di Euricse e Fondazione Italia Sociale sul contributo del Terzo settore e dell’economia sociale al Recovery plan.

Nella giornata di ieri la XII Commissione ha ascoltato, tra le altre realtà, il Forum disuguaglianze e diversità, Save the Children, il Forum nazionale del Terzo settore, le ACLI e l’ARCI. Nella sua audizione Salvatori ha confermato quanto Euricse aveva già evidenziato lo scorso giugno nella lettera aperta al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte per proporre un piano di azione per il terzo settore e l’economia sociale.

Le valutazioni e le proposte di Euricse

Il punto di partenza della riflessione di Euricse è che, nonostante l’Italia sia tra i primi in Europa per rilevanza del Terzo settore, nella versione attuale del PNRR il potenziale effettivo non emerge. “L’economia sociale non viene nemmeno menzionata nel documento – ha fatto notare il segretario generale di Euricse alla Commissione – mentre le citazioni riservate al Terzo settore sono per lo più incidentali, limitate alle funzioni di carattere assistenziale o riparativo”. “Invece – ha proseguito nel suo intervento – si tratta di un insieme di attori civili, sociali ed economici già impegnati, e ulteriormente impegnabili, in molti degli interventi previsti dal piano”. Tra gli esempi citati, oltre ai più noti asili per l’infanzia e servizi di cura degli anziani e dei portatori di handicap, ci sono l’housing sociale, l’inserimento lavorativo, il servizio civile per i giovani e l’economia circolare.

Gianluca Salvatori ha poi messo sul piatto quattro proposte di valorizzazione di Terzo settore ed economia sociale:

L’iter del PNRR

Le osservazioni delle Commissioni Affari sociali di Camera e Senato, al termine delle audizioni, saranno trasmesse, assieme ai rilievi di tutte le altre commissioni permanenti, alle Commissioni Bilancio, che relazioneranno alle rispettive aule di appartenenza con le proposte di modifica. Le relazioni diventeranno a quel punto delle risoluzioni per l’aula che, una volta approvate, vincoleranno il Governo a ritoccare il testo secondo le indicazioni del Parlamento. A quel punto, dopo l’approvazione definitiva alle Camere, il PNRR dovrà essere inviato alla Commissione europea. Il termine ultimo per la presentazione a Bruxelles è fissato al 30 aprile 2021.

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Published on 02/12/2020by redazione

Terzo settore e pubblica amministrazione, online l’instant book di Euricse

Sette firme prestigiose di accademici e personalità di spicco dell’economia sociale per commentare la sentenza 131/2020 della Corte costituzionale, divenuta in poco tempo il punto di riferimento imprescindibile per definire i rapporti tra enti pubblici e terzo settore. Euricse ha appena pubblicato il suo primo instant book, intitolato “Terzo settore e pubblica amministrazione. La svolta della Corte costituzionale”, che raccoglie le riflessioni presentate in occasione dell’omonimo convegno organizzato online il 26 ottobre 2020. Il volume digitale, curato dai professori Silvia Pellizzari e Carlo Borzaga, con la prefazione della giudice costituzionale Daria de Pretis, è scaricabile gratuitamente da oggi sul sito di Euricse www.euricse.eu

La sentenza della Corte costituzionale 131 del 2020, pubblicata il 1° luglio scorso, rappresenta un punto di svolta nei rapporti tra la pubblica amministrazione e il terzo settore, in quanto dà pieno riconoscimento all’articolo 55 del Codice del terzo settore e, in particolare, agli istituti della coprogettazione e della coprogrammazione come modalità privilegiate di relazione tra sfera pubblica e sfera del privato sociale.

Proprio per valorizzare la portata rivoluzionaria della pronuncia, e alla luce del successo del primo convegno nazionale sull’argomento organizzato lo scorso 26 ottobre, Euricse ha voluto pubblicare le riflessioni dei relatori che rappresentano alcuni tra i massimi studiosi di terzo settore. Oltre al presidente di Euricse Carlo Borzaga, hanno partecipato all’iniziativa le docenti dell’università di Trento Paola Iamiceli e Silvia Pellizzari – che è anche curatrice del volume assieme a Borzaga -, Luca Gori della Scuola superiore Sant’Anna di Pisa, il vicedirettore di Welforum Gianfranco Marocchi, il presidente di Assifero Felice Scalvini e il presidente di Labsus Gregorio Arena.

L’instant book è aperto dalla prefazione della giudice costituzionale, nonché professoressa all’Università di Trento, Daria de Pretis, che fornisce un prezioso inquadramento della pronuncia, a partire dalla questione posta alla Consulta e relativa alla presunta illegittimità della legislazione regionale umbra sulle cooperative di comunità.

Il primo contributo ripercorre i passaggi normativi e i momenti salienti che hanno anticipato la sentenza della Corte. È firmato da Gianfranco Marocchi e riprende un saggio pubblicato anche sulla rivista “Impresa Sociale”. Il presidente di Euricse Carlo Borzaga si concentra invece sui fondamenti economici della pronuncia, mentre Paola Iamiceli evidenzia il ruolo del diritto privato nella disciplina degli enti del terzo settore. La riflessione di Luca Gori è dedicata al ruolo di primo piano che gli enti del non profit svolgono nell’attuazione dei dettati costituzionali. L’intervento successivo di Silvia Pellizzari si concentra sugli istituti di diritto amministrativo applicabili alla coprogrammazione e coprogettazione. Felice Scalvini si sofferma poi sul vero senso del “fare insieme” che sta a fondamento dell’articolo 55 del Codice del terzo settore. Le conclusioni dell’instant book sono state affidate a Gregorio Arena, autore della prima riflessione scientifica sui caratteri dell’amministrazione condivisa richiamata anche dalla Corte costituzionale, il quale ha fornito importanti spunti operativi per l’applicazione dell’articolo 55.

“Siamo davvero grati agli amici, colleghi e studiosi che hanno voluto partecipare a questa importante iniziativa”, hanno commentato i curatori Silvia Pellizzari e Carlo Borzaga. “L’instant book offre una prima chiave di lettura teorica e operativa della sentenza della Corte costituzionale che ha dato piena dignità costituzionale al ruolo del terzo settore anche attraverso un rapporto stabile e paritario con gli enti pubblici”.

“In una fase in cui il Paese avrà più che mai bisogno della collaborazione tra istituzioni e, in particolare, tra amministrazioni pubbliche e organizzazioni di terzo settore – concludono i due docenti – questa sentenza mette fine a un lungo periodo di incertezza normativa e per questo è destinata a dare un significativo impulso alla responsabilizzazione della società civile, allo sviluppo dei servizi di interesse generale e all’innovazione sociale”.

L’instant book è scaricabile qui

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Terzo settore e pubblica amministrazione. La svolta della Corte costituzionale

La sentenza della Corte costituzionale 131 del 2020, pubblicata il 1° luglio scorso, rappresenta un punto di svolta nei rapporti tra la pubblica amministrazione e il terzo settore, in quanto dà pieno riconoscimento all’articolo 55 del Codice del terzo settore e, in particolare, agli istituti della coprogettazione e della coprogrammazione come modalità privilegiate di relazione tra sfera pubblica e sfera del privato sociale.

Proprio per valorizzare la portata rivoluzionaria della pronuncia, e alla luce del successo del primo convegno nazionale sull’argomento organizzato il 26 ottobre 2020, Euricse ha voluto pubblicare le riflessioni dei relatori che rappresentano alcuni tra i massimi studiosi di terzo settore. Oltre al presidente di Euricse Carlo Borzaga, hanno partecipato all’iniziativa le docenti dell’università di Trento Paola Iamiceli e Silvia Pellizzari – che è anche curatrice del volume assieme a Borzaga -, Luca Gori della Scuola superiore Sant’Anna di Pisa, il vicedirettore di Welforum Gianfranco Marocchi, il presidente di Assifero Felice Scalvini e il presidente di Labsus Gregorio Arena.

L’instant book è aperto dalla prefazione della giudice costituzionale, nonché professoressa all’Università di Trento, Daria de Pretis, che fornisce un prezioso inquadramento della pronuncia, a partire dalla questione posta alla Consulta e relativa alla presunta illegittimità della legislazione regionale umbra sulle cooperative di comunità.

Il primo contributo ripercorre i passaggi normativi e i momenti salienti che hanno anticipato la sentenza della Corte. È firmato da Gianfranco Marocchi e riprende un saggio pubblicato anche sulla rivista “Impresa Sociale”. Il presidente di Euricse Carlo Borzaga si concentra invece sui fondamenti economici della pronuncia, mentre Paola Iamiceli evidenzia il ruolo del diritto privato nella disciplina degli enti del terzo settore. La riflessione di Luca Gori è dedicata al ruolo di primo piano che gli enti del non profit svolgono nell’attuazione dei dettati costituzionali. L’intervento successivo di Silvia Pellizzari si concentra sugli istituti di diritto amministrativo applicabili alla coprogrammazione e coprogettazione. Felice Scalvini si sofferma poi sul vero senso del “fare insieme” che sta a fondamento dell’articolo 55 del Codice del terzo settore. Le conclusioni dell’instant book sono state affidate a Gregorio Arena, autore della prima riflessione scientifica sui caratteri dell’amministrazione condivisa richiamata anche dalla Corte costituzionale, il quale ha fornito importanti spunti operativi per l’applicazione dell’articolo 55.

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Published on 24/11/2020by redazione

Migranti in Trentino, ogni euro speso “raddoppia” il suo valore

Presentata oggi la ricerca sull’accoglienza in Provincia commissionata da un pool di organizzazioni locali

Il Trentino sta rinunciando a quanto costruito negli ultimi dieci anni in tema di accoglienza, compreso l’effetto “moltiplicatore” di ogni euro speso per i migranti. È quanto emerso dalla ricerca commissionata ad Euricse dalla rete di organizzazioni Arcobaleno, Centro Astalli, Atas, Cgil e Kaleidoscopio e pubblicata nella collana “Quaderni” da Fondazione Migrantes. Il volume – che indaga l’impatto del sistema di accoglienza trentino da un punto di vista sociale ed economico e valuta i cambiamenti introdotti dal Decreto “Sicurezza e immigrazione” del 2018 – è stato presentato oggi, martedì 24 novembre, in un evento online alla presenza dei curatori Paolo Boccagni e Serena Piovesan (Università di Trento), Giulia Galera (Euricse), Leila Giannetto (FIERI, Torino).

La genesi della ricerca

Il volume, pubblicato da Fondazione Migrantes (organismo pastorale della CEI) nella collana “Quaderni”, riporta i risultati di una ricerca commissionata ad Euricse da una rete di enti trentini composta da Cooperativa sociale Arcobaleno, Centro Astalli Trento, Atas del Trentino, Cgil del Trentino e Kaleidoscopio. Lo studio – curato da Paolo Boccagni e Serena Piovesan (Università di Trento), Giulia Galera (Euricse) e Leila Giannetto (FIERI, Torino) – indaga l’impatto del sistema di accoglienza trentino da un punto di vista socio-economico alla luce dei cambiamenti introdotti dal Decreto “Sicurezza e immigrazione” (D.L. 113/2018). La ricerca è basata sui dati messi a disposizione dal Cinformi e dal Servizio statistico della Provincia, su due focus group e 27 interviste con stakeholder della pubblica amministrazione ed enti del terzo settore.

“Minori sono le risorse e competenze che riusciamo a dedicare alle persone più fragili e maggiori saranno le risorse che dovremmo investire in assistenza e in spese sanitarie, finendo spesso col mantenere le persone in uno stato di dipendenza e marginalità che fa male ai diretti interessati ma anche alle comunità nel suo complesso”, ha sottolineato Mariacristina Molfetta di Fondazione Migrantes. “Il volume lo illustra con chiarezza – ha aggiunto – e noi speriamo che una maggiore consapevolezza in questo senso aiuti ogni territorio a riorientare le scelte politiche e organizzative senza esitazioni, ritornando ad una concezione delle politiche sociali come motore e anima del bene comune”.

I dati del contesto trentino

Nella prima parte della ricerca emerge come in Trentino, fino all’entrata in vigore del Decreto Sicurezza e Immigrazione del 2018, esistesse un sistema di accoglienza centralizzato e ben funzionante, basato sul coordinamento di circa 20 enti gestori, in particolare organizzazioni del Terzo settore, da parte di Cinformi.

Il numero di territori comunali interessati dall’accoglienza straordinaria è andato ampliandosi negli anni: 42 comuni nel 2016, 65 nel 2017, 69 a fine 2018. Due terzi del totale dei richiedenti asilo sono però sempre stati ospitati a Trento e Rovereto. Il 2018 ha visto un cambio di tendenza per il numero di richieste di asilo in Trentino, come nel resto d’Italia, con la conseguente riduzione di persone accolte e una diminuzione delle strutture ospitanti (84 strutture nel 2019 contro le 170 dell’anno precedente).

I principali cambiamenti introdotti dal D.L. 113/2018 riguardano la cancellazione del permesso di protezione umanitaria, la trasformazione del Sistema di protezione richiedenti asilo e rifugiati (SPRAR) in Sistema di protezione per titolari di protezione internazionale e per minori stranieri non accompagnati (SIPROIMI) e la cancellazione dei servizi di integrazione per i richiedenti asilo, cambiamenti accompagnati da un sostanziale taglio delle risorse dedicate all’accoglienza.

Nella ricerca qualitativa la “voce” dell’accoglienza trentina

L’analisi qualitativa, basata su 27 interviste e due focus group dedicati agli aspetti cruciali dell’abitare e del lavoro, porta in primo piano il punto di vista delle realtà direttamente e indirettamente coinvolte nella fornitura di servizi a richiedenti asilo e rifugiati, per quanto concerne l’accesso ai servizi di welfare locale, il mercato del lavoro, la coesione sociale e l’impatto territoriale.

“Dalle interviste emerge che il Trentino sta rinunciando con considerevole superficialità a quanto costruito negli ultimi dieci anni facendo assegnamento sulla forte vocazione comunitaria e solidale del territorio e sulla capacità di innovare”, è la tesi sostenuta dal team di ricercatori. “Le recenti scelte politiche in materia di accoglienza sono dettate da una visione di brevissimo periodo”, aggiungono. “A medio e lungo termine questo approccio rischia di giungere a risultati opposti, penalizzando fortemente gli stessi territori ospitanti e i servizi territoriali a causa della crescente marginalità sociale e dei costi indiretti più alti che ne derivano per le istituzioni”.

L’impatto economico del sistema di accoglienza

Secondo i risultati dell’analisi di impatto realizzata da Eddi Fontanari con riferimento al 2016 – ovvero al massimo delle presenze – la spesa pubblica per l’accoglienza dei migranti ha contribuito a generare lo 0,03% del valore della produzione dell’economia trentina, con un’attivazione di oltre 9 milioni di euro distribuiti in particolare tra commercio, alloggio e ristorazione, sanità e assistenza sociale, oltre a trasporto e prestazioni professionali.

Guardando inoltre alle ulteriori ricadute sulle attività produttive in termini di beni e servizi intermedi e di consumi finali indotti, lo studio evidenzia che ogni euro speso per l’accoglienza ha generato complessivamente nel sistema economico trentino quasi due euro di valore della produzione (1,96), portando il totale da 9,4 a 18,5 milioni di euro nel 2016.

Le conseguenze della mancata accoglienza

Nel capitolo dedicato alle conseguenze economiche della mancata accoglienza, curato da Sara Depedri, emerge che, a fronte di un risparmio di spesa, i potenziali costi diretti e indiretti generati dalla riduzione dei servizi di accoglienza, orientamento al lavoro e integrazione rischiano di superare significativamente i benefici.

Basti pensare al mancato prelievo fiscale legato al calo delle assunzioni di richiedenti asilo, all’aumento di costi a carico delle strutture di accoglienza a bassa soglia e di quelli per la fornitura di generi di prima necessità, al rischio di aumento delle fragilità socio-sanitarie alle quali i servizi territoriali devono rispondere, tra i quali gli accessi impropri al pronto soccorso. Senza contare i licenziamenti di operatori altamente qualificati, spesso giovani laureati trentini, con una conseguente dispersione delle competenze acquisite.

Qui potete rivedere la presentazione.

Qui il pdf della pubblicazione.

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Il tramonto dell’accoglienza. La gestione delle dinamiche di accoglienza della Provincia Autonoma di Trento prima e dopo il Decreto sicurezza e immigrazione

Editor(s): Paolo Boccagni, Giulia Galera, Leila Giannetto, Serena Piovesan

Il quaderno riporta i risultati di una ricerca commissionata ad Euricse da una rete di enti trentini composta da Arcobaleno SCS, Associazione Centro Astalli Trento Onlus, ATAS del Trentino, CGIL del Trentino, Kaleidoscopio SCS. La ricerca prende le mosse dall’esigenza di indagare l’impatto del sistema di accoglienza approntato in Trentino da un punto di vista economico e valutare gli effetti dei cambiamenti introdotti dal cosiddetto Decreto “Sicurezza e immigrazione”1 in termini economici e di possibili rischi per la coesione sociale.
In un quadro nazionale caratterizzato da un’accoglienza tendenzialmente deficitaria e all’insegna dell’emergenza, il Trentino si è distinto per una risposta diversa: ha istituito già nel 2001 un ente dedicato al fenomeno migratorio e all’accoglienza denominato CINFORMI (Centro informativo per l’Immigrazione).

Il CINFORMI agisce tutt’oggi come braccio operativo della Provincia Autonoma di Trento (PAT) per supportare la questura nelle procedure amministrative relative all’immigrazione e per garantire una regia dell’accoglienza a livello provinciale attraverso la stretta collaborazione con una rete di cooperative sociali e altri enti di terzo settore. L’interesse per il Trentino scaturisce anche da una seconda considerazione: si tratta, infatti, dell’unica provincia italiana in cui esisteva un sistema di accoglienza centralizzato e ben funzionante che è stato smantellato rapidamente e in maniera drastica. La rapidità con cui il sistema precedente è stato stravolto dal Decreto Sicurezza e Immigrazione è dovuta a due fattori principali: la centralizzazione che contraddistingue il sistema provinciale e la congiuntura politica che ha trasformato il tema dell’accoglienza in un campo di battaglia, segnato a fine 2018 dall’elezione della giunta monocolore (Lega) della PAT.

La ricerca si è tradotta in uno studio quanti-qualitativo basato sui dati messi a disposizione dal CINFORMI e dal servizio statistico della Provincia Autonoma di Trento (ISPAT), su due focus group e una serie di interviste ad operatori, sia del settore pubblico che del privato sociale. L’analisi quantitativa ha consentito di stimare l’impatto economico dell’accoglienza e ha permesso di approntare una serie di considerazioni sulle conseguenze economiche della mancata accoglienza. Oltre ad evidenziare una serie di punti di forza del sistema di accoglienza trentino pre-Decreto Sicurezza e immigrazione, le interviste e i focus group hanno messo in luce alcuni motivi di preoccupazione per gli effetti del Decreto sul sistema di accoglienza stesso. Ciò porta a interrogarsi sul senso di una riforma che, lungi dal tradursi in un risparmio significativo, è molto probabile generi consistenti costi economici e sociali
nel medio e lungo periodo.

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Published on 26/10/2020by redazione

Terzo settore e pubblica amministrazione, la svolta della Corte costituzionale

Euricse ha organizzato il primo convegno nazionale sulle ricadute teoriche e applicative della sentenza 131/2020 della Corte costituzionale incentrata sui rapporti tra Terzo settore e pubblica amministrazione. Dopo il saluto della giudice costituzionale Daria de Pretis, oggi lunedì 26 ottobre al workshop online sono intervenuti alcuni tra i maggiori esperti italiani sul tema, con più di 150 persone collegate in streaming da tutta Italia. L’appello degli studiosi: “Ora è il momento della svolta. Pubblica amministrazione e Terzo settore devono cambiare radicalmente modo di relazionarsi per mettere a disposizione della ripresa tutte le risorse e le intelligenze del paese”.

Il contesto

La sentenza 131/2020 della Corte costituzionale riguarda gli articoli 55, 56 e 57 del Codice del terzo settore, approvato nel 2017. Gli articoli prevedono per la pubblica amministrazione la possibilità di instaurare relazioni collaborative con gli enti del Terzo settore, ricorrendo, anziché agli strumenti classici del Codice degli appalti, a quelli della coprogrammazione e coprogettazione. La pronuncia della Consulta rappresenta quindi un punto di svolta, soprattutto in relazione alle resistenze dell’Autorità nazionale anticorruzione (Anac) e del Consiglio di Stato, secondo il quale l’articolo del Codice non sarebbe applicabile, perché in contrasto con il diritto europeo.

Il convegno online

Euricse, con il supporto della Provincia autonoma di Trento, ha organizzato lunedì 26 ottobre il primo convegno nazionale sulle conseguenze della sentenza, radunando alcuni tra i massimi studiosi dei rapporti tra ente pubblico e terzo settore. Oltre al presidente di Euricse Carlo Borzaga, sono intervenute le docenti dell’Università di Trento Paola Iamiceli e Silvia Pellizzari, il docente del Centro di ricerca Maria Eletta Martini di Pisa Luca Gori, il presidente di Assifero Felice Scalvini e il presidente di Labsus, Gregorio Arena.

Qui la registrazione del convegno.

I saluti istituzionali sono stati affidati alla giudice della Corte costituzionale Daria de Pretis. “Da quasi vent’anni la Costituzione riconosce ai cittadini il diritto di svolgere autonomamente attività di interesse generale e impegna l’amministrazione a favorire queste attività. Tutto questo si salda anche con la riconosciuta funzione sociale della cooperazione e della mutualità. La Corte costituzionale è chiamata ad applicare questi valori, e a farlo anche sul delicato terreno delle relazioni fra Stato e regioni”.

“Nella scelta tra modalità competitive e modalità di tipo più cooperativo di gestione dei rapporti tra pubblico e Terzo settore, la sentenza tiene conto anche delle ragioni economiche che consigliano di privilegiare i rapporti di tipo cooperativo, tra i quali in particolare la capacità delle organizzazioni di Terzo settore di individuare bisogni, innovare le risposte e apportare risorse aggiuntive”, ha sottolineato Carlo Borzaga, presidente Euricse.

“La sentenza, se per un verso riafferma la competenza del legislatore nazionale nel disciplinare le forme riconducibili al Codice del Terzo settore, dall’altra lascia aperta la strada a nuove forme di coinvolgimento di modelli di imprenditoria sociale per ora esterni al perimetro”, è stato il focus dell’intervento di Paola Iamiceli, docente di Diritto privato all’Università di Trento.

“La decisione della Corte impegna le amministrazioni pubbliche e il Terzo settore ad attuare con responsabilità e consapevolezza l’articolo 55 del Codice, privilegiando la sinergia tra attori e la messa in comune di mezzi, al posto della competizione per l’individuazione del miglior offerente”, ha messo in evidenza Silvia Pellizzari, docente di Diritto amministrativo all’Università di Trento.

“L’articolo 55 è la prima complessiva attuazione del principio di sussidiarietà orizzontale. La Corte intende innescare un processo di modifica dell’esercizio della funzione amministrativa e del ‘modo’ di operare degli enti del Terzo settore, verso una sempre più incisiva attuazione dell’esigente ‘programma costituzionale’ di protezione dei diritti e tutela della libertà”, ha affermato Luca Gori, docente al Centro di ricerca Maria Eletta Martini.

“La sentenza è una sfida al cambiamento non solo per la pubblica amministrazione, bensì anche, e forse più, per il Terzo settore che, in forte discontinuità col passato, deve ripensare i propri asseti organizzativi e alcuni profili professionali oggi finalizzati a partecipare con successo a confronti competitivi. Lo deve fare per recuperare capacità di leggere i bisogni e di collaborare a vasto raggio per disegnare e implementare le risposte”, è stata la riflessione di Felice Scalvini, presidente Assifero.

“Nella traversata del deserto che ci aspetta nei prossimi mesi, forse anni, per colpa del virus, fare comunità sarà essenziale per non ritrovarci da soli ad affrontare le difficoltà. In questo senso la sentenza 131 non è solo epocale, ma è stata provvidenziale”, ha concluso Gregorio Arena, presidente di Labsus.

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Published on 13/10/2020by redazione

La riforma del welfare anziani in Provincia di Trento. Dal modello agli strumenti per la sua implementazione

Edited by: Sara Depedri, Ester Gubert

Euricse ha avviato, con il supporto della Provincia Autonoma di Trento, un progetto di ricerca pluriennale che si propone di analizzare in profondità le trasformazioni recenti e in corso dei sistemi di welfare, con particolare attenzione a come essi si stanno strutturando intorno a un nuovo modello che si potrebbe definire in prima approssimazione di “welfare plurale”, ovvero un sistema di welfare dove l’azione dei diversi attori pubblici e privati è vista non come una sostitutiva dell’altra, ma come complementare. Un primo ambito di indagine riguarda il settore dei servizi agli anziani, che ha visto in particolare in Trentino con il varo di Spazio Argento un’importante azione di riforma, ancora in fase di implementazione. Alle significative risorse pubbliche dedicate si aggiunge la presenza di una domanda pagante privata e un’offerta, garantita da organizzazioni di economia sociale, discretamente ampia, articolata e con interessanti elementi di innovazione: una situazione particolarmente adatta a condurre una ricerca di questo tipo, che ha anche la possibilità di dare indicazioni concrete ed applicabili agli attori coinvolti.

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