nonprofit from Euricse Network

Filtered by: nonprofit

nonprofit

Published on 04/06/2021by euricse

Terzo settore protagonista dell’innovazione sociale

Come valorizzare al massimo il potenziale innovativo che il Terzo settore, fin dalle origini e – di nuovo – durante la pandemia, ha dimostrato di possedere? Erika Stefani, ministra per le Disabilità, Carlo Borgomeo, presidente di Fondazione Con il Sud, Ivana Pais, sociologa dell’Università Cattolica di Milano e Carlo Borzaga, presidente Euricse, in dialogo con Diego Andreatta, direttore di Vita Trentina, al Festival dell’Economia 2021 hanno riflettuto su una delle sfide fondamentali per la ripartenza: il riconoscimento del nonprofit come attore cruciale del cambiamento, sfruttando gli strumenti offerti dalla riforma del Terzo settore.

La registrazione dell’evento

Diego Andreatta Carlo Borzaga Presidente Euricse Ivana Pais Festival Economia Trento 2021 (foto Daniele Panato/Agenzia Panato)

“Anche se mancano i provvedimenti attuativi, con la riforma del Terzo settore siamo di fronte a una rivoluzione”, ha evidenziato la ministra per le Disabilità, Erika Stefani. “Passiamo da un modello bastato su Stato e mercato a uno che coinvolge anche la comunità”. Un passaggio epocale al quale mancano però alcuni tasselli. “Siamo carenti nella visione di insieme, nel rendere effettiva la coprogettazione e l’articolo 55 del Codice”, ha ammesso la ministra.

Per trovare la strada giusta, è intervenuto il presidente Euricse Carlo Borzaga, bisogna guardare a quanto avvenuto negli anni ’70, quando i servizi sociali in Italia avevano carattere spiccatamente emergenziale ed erano altamente istituzionalizzati (ospedali psichiatrici, orfanotrofi, gradi strutture di contenimento delle persone disabili). “Il Terzo settore, prima come volontariato poi come cooperazione sociale, ha inventato da zero servizi alternativi – case famiglie, centri diurni, inserimento lavorativo – che poi sono quelli che abbiamo oggi”, ha aggiunto Carlo Borzaga. “Se vogliamo l’innovazione sociale – ha proseguito – è quella stagione di mezzo secolo fa che dobbiamo replicare, aggiornandola e puntando sulle logiche di coprogrammazione e coprogettazione”.

Carlo Borzaga Presidente Euricse Festival Economia Trento 2021 (foto Daniele Panato/Agenzia Panato)

La chiave, secondo il presidente di Fondazione Con il Sud Carlo Borgomeo, è tutta nel riconoscimento effettivo del Terzo settore come attore di cambiamento efficace e come soggetto di sviluppo, a partire dagli investimenti del PNRR, dove invece non è mai indicato come soggetto attuatore.

Testimonianza delle capacità di resilienza del comparto arrivano anche dall’utilizzo delle piattaforme digitali durante la pandemia. “Tra ente pubblico, cooperative e utenza c’è stata contaminazione spontanea: serve uno sforzo per riconoscere le doti di innovazione del Terzo settore”, ha detto Ivana Pais, sociologa dell’Università Cattolica di Milano.

Leggi tutto
Published on 11/05/2021by euricse

Dimensioni e caratteristiche dell’economia sociale italiana nel ritratto di Euricse ed Istat

Presentata la prima ricerca nazionale che indaga cooperative tradizionali e istituzioni nonprofit

Scarica qui il rapporto

Rivedi qui il webinar di presentazione

Associazioni, cooperative, mutue, fondazioni e altre istituzioni nonprofit contribuiscono all’economia italiana con un valore aggiunto di oltre 49 miliardi di euro, il 3,4% del totale (6,7% sulla sola economia privata). Quasi un addetto su 10 del privato è impiegato in un’organizzazione dell’economia sociale, una proporzione che sale a oltre il 60% nei settori dell’istruzione e al 45,1% in quello della sanità e dell’assistenza sociale. E ancora, dal 2015 al 2017, le istituzioni dell’economia sociale sono aumentate di numero (+4,2) e hanno assunto più persone (+3,5%). Sono queste le evidenze principali del primo rapporto Euricse-Istat sull’economia sociale presentato oggi online con una tavola rotonda alla quale hanno partecipato anche la viceministra dell’Economia e Finanze Laura Castelli e il presidente Cnel Tiziano Treu.

Il percorso di ricerca

La collaborazione tra Istat ed Euricse è nata nel 2019 per ricomporre la frammentazione statistica dei dati sulle organizzazioni dell’economia sociale. Due anni fa è stato pubblicato un primo rapporto che ha riguardato la sola componente delle imprese cooperative. La ricerca “L’economia sociale in Italia. Dimensioni, caratteristiche e settori chiave”, basata su dati 2015-2017, riguarda invece tutto il comparto delle organizzazioni nelle quali l’obiettivo è diverso dal profitto, la gestione è affidata a coloro che sono in genere i beneficiari dell’attività e il capitale ha una funzione puramente strumentale.  

L’evento di presentazione

Durante l’evento online di martedì 11 maggio, moderato dal giornalista del Corriere della Sera Dario Di Vico, aperto dalla viceministra dell’Economia e Finanze, Laura Castelli, dal segretario generale Euricse Gianluca Salvatori e da Caterina Viviano, responsabile Servizio registri statistici Istat, si è svolta un dialogo tra il presidente di Euricse, Carlo Borzaga, e il presidente del CNEL Tiziano Treu. I principali risultati della ricerca sono stati presentati da Eddi Fontanari di Euricse e da Massimo Lori di Istat, due dei curatori del rapporto.

Il segretario generale di Euricse, Gianluca Salvatori

“Oggi serve una visione complessiva della rilevanza e della diffusione di tutte le organizzazioni centrate sulle persone e gestite di conseguenza. È fondamentale soprattutto in questo momento in cui è necessario alleviare le sofferenze sociali e contestualmente rilanciare l’economia, anche attraverso la messa a terra di molti dei progetti del Pnrr dove, anche se il Piano no dell’n lo prevede in modo esplicito, le organizzazioni dell’economia sociale avranno un ruolo determinate”, ha detto il presidente di Euricse, Carlo Borzaga.

“Mettere a terra questo rapporto è l’inizio di un percorso importante, perché è solo grazie ai dati, anche con il conto satellite ad hoc che abbiamo chiesto ad Istat di realizzare, e con un nuovo ecosistema di strumenti finanziari, che come Ministero dell’Economia e delle Finanze intendiamo promuovere, che riusciremo a mettere in piedi un sistema di policy dedicato. Rientrano in questa logica la finanza d’impatto ed i social bond, su cui dobbiamo necessariamente fare presto.
L’Italia, come hanno già fatto altri paesi e l’Europa stessa, ha messo l’economia sociale nell’agenda per la ripresa. È un settore fondamentale, che deve poter contare sugli strumenti giusti”, ha sottolineato Laura Castelli, vice ministra dell’Economia e delle Finanze, con delega all’economia sociale.

Laura Castelli, vice ministra dell’Economia e Finanze

“I dati del rapporto confermano le dimensioni imponenti raggiunte in Italia dal fenomeno dell’economia sociale. Di fronte alla sfida della ripartenza, i valori e l’entusiasmo della volontarietà dovranno ora essere sostenuti da maggiori conoscenze e professionalità dei singoli, più solide capacità organizzative, minore frammentazione delle iniziative e degli enti presenti nel variegato mondo del terzo settore”, ha commentato il presidente del CNEL, Tiziano Treu.

Tiziano Treu, presidente CNEL

I dati del rapporto

Entro i confini dell’economia sociale in Italia si muovono quasi 380 mila organizzazioni per un valore aggiunto complessivo di oltre 49 miliardi di euro, 1,52 milioni di addetti (che salgono rispettivamente a 51,8 miliardi di euro e a 1,58 milioni includendo anche le controllate dei gruppi cooperativi) e più di 5,5 milioni di volontari. Tre su quattro delle organizzazioni sono costituite in forma di associazione, ma sono le cooperative a impiegare oltre i tre quarti degli addetti e a contribuire maggiormente al valore aggiunto, con una quota vicina al 60%.

Le organizzazioni dell’economia sociale sono più numerose negli ambiti delle attività artistiche, sportive e di intrattenimento (37%), ma i settori più rilevanti dal punto di vista economico e dell’occupazione sono quelli dell’istruzione – con una quota in termini sia di valore aggiunto che di addetti che nel comparto privato supera il 60% – e della sanità e dell’assistenza sociale (35,9% del valore aggiunto, 45,1% degli addetti sempre del settore privato).

A livello geografico, è la Lombardia ad avere una maggiore concentrazione di organizzazioni dell’economia sociale, oltre il 15% di tutto il Paese con il 22% del valore aggiunto. Se si guarda al contributo economico, in seconda posizione c’è l’Emilia-Romagna, con l’8% delle organizzazioni e il 15% del valore aggiunto.

L’85,5% delle istituzioni dell’economia sociale è finanziata da fonti private: in controtendenza le organizzazioni della sanità che si appoggiano invece per la metà dei loro introiti alla pubblica amministrazione.

I dipendenti di associazioni, cooperative, mutue, fondazioni e altre istituzioni nonprofit sono in maggioranza donne (57,2%) e in media con un livello di istruzione superiore dei colleghi che lavorano nelle altre imprese: la percentuale di laureati è infatti del 21,4% contro il 14,6% di chi lavora nelle imprese tradizionali. Molto diffuso è il part-time: il 45,9% dei dipendenti delle organizzazioni di economia sociale è a tempo parziale contro il 26,8% delle altre imprese: un’incidenza che può essere spiegata con il maggior peso della componente femminile e la concentrazione in determinate categorie economiche.

Se si guarda all’evoluzione del comparto negli anni esaminati dal rapporto (2015-2017), il numero di organizzazioni dell’economia sociale è aumentato del 4,2%, così come è cresciuto il numero di dipendenti (+3,5%). La crescita numerica maggiore si è registrata nel Sud, con in testa il Molise (+14,1%) mentre, guardando ai settori di attività, l’aumento più sensibile è nell’ambito dell’istruzione (+16,2%) e della cultura e sport (+13,6%).

L’ultima parte del rapporto è dedicata a focus settoriali su sanità e assistenza sociale, istruzione e formazione, cultura, sport e ricreazione: l’analisi evidenzia che il processo di policy making a livello degli enti territoriali e locali ha prodotto un welfare a geometria variabile in cui cambia l’apporto di amministrazioni locali, mercato ed economia sociale e che restituisce una rappresentazione di quest’ultima che va oltre la tradizionale separazione tra Nord e Sud del Paese.

Leggi tutto
Published on by euricse

L’economia sociale in Italia. Dimensioni, caratteristiche e settori chiave

Lo studio “L’economia sociale in Italia. Dimensioni, caratteristiche e settori chiave”, curato da Carlo Borzaga, Manlio Calzaroni, Eddi Fontanari, Massimo Lori e al quale hanno collaboratoro
Chiara Carini, Mauro Caramaschi, Carla Troccoli e  Anna Berton, è il primo a fotografare nella sua interezza tutto il comparto formato da associazioni, cooperative, mutue, fondazioni e le altre istituzioni non profit come le imprese sociali. Oltre ad un quadro generale sulla struttura e il peso dell’economia sociale, l’indagine si concentra sul profilo dei lavoratori e i dati dell’occupazione. L’ultima parte del rapporto è dedicata a focus settoriali su sanità e assistenza sociale, istruzione e formazione, cultura, sport e ricreazione.
La collaborazione tra Istat ed Euricse è nata per ricomporre la frammentazione statistica dei dati sulle organizzazioni dell’economia sociale. Nel 2019 è stato pubblicato un primo rapporto che ha riguardato la sola componente delle imprese cooperative. La rappresentazione di un quadro unitario è precondizione per cogliere con precisione il ruolo economico e sociale e, di conseguenza, le modalità di sostegno e di controllo dell’economia sociale.

Leggi tutto
Published on 25/11/2016by redazione

Al via la rilevazione campionaria sulle istituzioni nonprofit

Prende oggi avvio la Rilevazione campionaria sulle istituzioni nonprofit, che ha cadenza biennale e coinvolge un campione di circa 40 mila istituzioni suddivise in diverse tipologie: associazioni culturali, sportive e ricreative, cooperative sociali, fondazioni, enti ecclesiastici, organizzazioni di volontariato, organizzazioni non governative, sindacati, istituzioni di studio e ricerca, di formazione, mutualistiche e sanitarie. (altro…)

Leggi tutto
Published on 16/02/2016by redazione

L’impatto degli utenti in organizzazioni mission-driven

Euricse Facts&Comments

Flaviano Zandonai e Silvia Rensi

I dati dell’ultimo Censimento Istat sulle istituzioni nonprofit (dati aggiornati al 2011 e progressivamente rilasciati a partire dal 2013) [Istat, 2013] sono utili non solo per scattare una fotografia d’insieme, ma anche per ricavare informazioni di dettaglio che consentono di segmentare il nonprofit italiano, restituendo così il suo carattere di pluriverso.

Tra le diverse variabili disponibili nel datawarehouse dell’Istat sul Censimento si segnala una novità di particolare interesse, ossia le informazioni relative ai destinatari di servizi con specifico disagio, cioè fasce di utenza che, per ragioni diverse, manifestano bisogni di assistenza, cura, educazione e che vengono soddisfatti dalle diverse istituzioni nonprofit. I dati riferiti a questi soggetti sono particolarmente rilevanti perché colmano un importante gap informativo: permettono infatti di guardare al nonprofit non dal consueto punto di vista della disponibilità di asset (risorse) economiche, umane, strutturali, ma anche guardando ai beneficiari delle sue attività, iniziative, servizi. (altro…)

Leggi tutto