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Published on 11/05/2021by euricse

Dimensioni e caratteristiche dell’economia sociale italiana nel ritratto di Euricse ed Istat

Presentata la prima ricerca nazionale che indaga cooperative tradizionali e istituzioni nonprofit

Scarica qui il rapporto

Rivedi qui il webinar di presentazione

Associazioni, cooperative, mutue, fondazioni e altre istituzioni nonprofit contribuiscono all’economia italiana con un valore aggiunto di oltre 49 miliardi di euro, il 3,4% del totale (6,7% sulla sola economia privata). Quasi un addetto su 10 del privato è impiegato in un’organizzazione dell’economia sociale, una proporzione che sale a oltre il 60% nei settori dell’istruzione e al 45,1% in quello della sanità e dell’assistenza sociale. E ancora, dal 2015 al 2017, le istituzioni dell’economia sociale sono aumentate di numero (+4,2) e hanno assunto più persone (+3,5%). Sono queste le evidenze principali del primo rapporto Euricse-Istat sull’economia sociale presentato oggi online con una tavola rotonda alla quale hanno partecipato anche la viceministra dell’Economia e Finanze Laura Castelli e il presidente Cnel Tiziano Treu.

Il percorso di ricerca

La collaborazione tra Istat ed Euricse è nata nel 2019 per ricomporre la frammentazione statistica dei dati sulle organizzazioni dell’economia sociale. Due anni fa è stato pubblicato un primo rapporto che ha riguardato la sola componente delle imprese cooperative. La ricerca “L’economia sociale in Italia. Dimensioni, caratteristiche e settori chiave”, basata su dati 2015-2017, riguarda invece tutto il comparto delle organizzazioni nelle quali l’obiettivo è diverso dal profitto, la gestione è affidata a coloro che sono in genere i beneficiari dell’attività e il capitale ha una funzione puramente strumentale.  

L’evento di presentazione

Durante l’evento online di martedì 11 maggio, moderato dal giornalista del Corriere della Sera Dario Di Vico, aperto dalla viceministra dell’Economia e Finanze, Laura Castelli, dal segretario generale Euricse Gianluca Salvatori e da Caterina Viviano, responsabile Servizio registri statistici Istat, si è svolta un dialogo tra il presidente di Euricse, Carlo Borzaga, e il presidente del CNEL Tiziano Treu. I principali risultati della ricerca sono stati presentati da Eddi Fontanari di Euricse e da Massimo Lori di Istat, due dei curatori del rapporto.

Il segretario generale di Euricse, Gianluca Salvatori

“Oggi serve una visione complessiva della rilevanza e della diffusione di tutte le organizzazioni centrate sulle persone e gestite di conseguenza. È fondamentale soprattutto in questo momento in cui è necessario alleviare le sofferenze sociali e contestualmente rilanciare l’economia, anche attraverso la messa a terra di molti dei progetti del Pnrr dove, anche se il Piano no dell’n lo prevede in modo esplicito, le organizzazioni dell’economia sociale avranno un ruolo determinate”, ha detto il presidente di Euricse, Carlo Borzaga.

“Mettere a terra questo rapporto è l’inizio di un percorso importante, perché è solo grazie ai dati, anche con il conto satellite ad hoc che abbiamo chiesto ad Istat di realizzare, e con un nuovo ecosistema di strumenti finanziari, che come Ministero dell’Economia e delle Finanze intendiamo promuovere, che riusciremo a mettere in piedi un sistema di policy dedicato. Rientrano in questa logica la finanza d’impatto ed i social bond, su cui dobbiamo necessariamente fare presto.
L’Italia, come hanno già fatto altri paesi e l’Europa stessa, ha messo l’economia sociale nell’agenda per la ripresa. È un settore fondamentale, che deve poter contare sugli strumenti giusti”, ha sottolineato Laura Castelli, vice ministra dell’Economia e delle Finanze, con delega all’economia sociale.

Laura Castelli, vice ministra dell’Economia e Finanze

“I dati del rapporto confermano le dimensioni imponenti raggiunte in Italia dal fenomeno dell’economia sociale. Di fronte alla sfida della ripartenza, i valori e l’entusiasmo della volontarietà dovranno ora essere sostenuti da maggiori conoscenze e professionalità dei singoli, più solide capacità organizzative, minore frammentazione delle iniziative e degli enti presenti nel variegato mondo del terzo settore”, ha commentato il presidente del CNEL, Tiziano Treu.

Tiziano Treu, presidente CNEL

I dati del rapporto

Entro i confini dell’economia sociale in Italia si muovono quasi 380 mila organizzazioni per un valore aggiunto complessivo di oltre 49 miliardi di euro, 1,52 milioni di addetti (che salgono rispettivamente a 51,8 miliardi di euro e a 1,58 milioni includendo anche le controllate dei gruppi cooperativi) e più di 5,5 milioni di volontari. Tre su quattro delle organizzazioni sono costituite in forma di associazione, ma sono le cooperative a impiegare oltre i tre quarti degli addetti e a contribuire maggiormente al valore aggiunto, con una quota vicina al 60%.

Le organizzazioni dell’economia sociale sono più numerose negli ambiti delle attività artistiche, sportive e di intrattenimento (37%), ma i settori più rilevanti dal punto di vista economico e dell’occupazione sono quelli dell’istruzione – con una quota in termini sia di valore aggiunto che di addetti che nel comparto privato supera il 60% – e della sanità e dell’assistenza sociale (35,9% del valore aggiunto, 45,1% degli addetti sempre del settore privato).

A livello geografico, è la Lombardia ad avere una maggiore concentrazione di organizzazioni dell’economia sociale, oltre il 15% di tutto il Paese con il 22% del valore aggiunto. Se si guarda al contributo economico, in seconda posizione c’è l’Emilia-Romagna, con l’8% delle organizzazioni e il 15% del valore aggiunto.

L’85,5% delle istituzioni dell’economia sociale è finanziata da fonti private: in controtendenza le organizzazioni della sanità che si appoggiano invece per la metà dei loro introiti alla pubblica amministrazione.

I dipendenti di associazioni, cooperative, mutue, fondazioni e altre istituzioni nonprofit sono in maggioranza donne (57,2%) e in media con un livello di istruzione superiore dei colleghi che lavorano nelle altre imprese: la percentuale di laureati è infatti del 21,4% contro il 14,6% di chi lavora nelle imprese tradizionali. Molto diffuso è il part-time: il 45,9% dei dipendenti delle organizzazioni di economia sociale è a tempo parziale contro il 26,8% delle altre imprese: un’incidenza che può essere spiegata con il maggior peso della componente femminile e la concentrazione in determinate categorie economiche.

Se si guarda all’evoluzione del comparto negli anni esaminati dal rapporto (2015-2017), il numero di organizzazioni dell’economia sociale è aumentato del 4,2%, così come è cresciuto il numero di dipendenti (+3,5%). La crescita numerica maggiore si è registrata nel Sud, con in testa il Molise (+14,1%) mentre, guardando ai settori di attività, l’aumento più sensibile è nell’ambito dell’istruzione (+16,2%) e della cultura e sport (+13,6%).

L’ultima parte del rapporto è dedicata a focus settoriali su sanità e assistenza sociale, istruzione e formazione, cultura, sport e ricreazione: l’analisi evidenzia che il processo di policy making a livello degli enti territoriali e locali ha prodotto un welfare a geometria variabile in cui cambia l’apporto di amministrazioni locali, mercato ed economia sociale e che restituisce una rappresentazione di quest’ultima che va oltre la tradizionale separazione tra Nord e Sud del Paese.

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L’economia sociale in Italia. Dimensioni, caratteristiche e settori chiave

Lo studio “L’economia sociale in Italia. Dimensioni, caratteristiche e settori chiave”, curato da Carlo Borzaga, Manlio Calzaroni, Eddi Fontanari, Massimo Lori e al quale hanno collaboratoro
Chiara Carini, Mauro Caramaschi, Carla Troccoli e  Anna Berton, è il primo a fotografare nella sua interezza tutto il comparto formato da associazioni, cooperative, mutue, fondazioni e le altre istituzioni non profit come le imprese sociali. Oltre ad un quadro generale sulla struttura e il peso dell’economia sociale, l’indagine si concentra sul profilo dei lavoratori e i dati dell’occupazione. L’ultima parte del rapporto è dedicata a focus settoriali su sanità e assistenza sociale, istruzione e formazione, cultura, sport e ricreazione.
La collaborazione tra Istat ed Euricse è nata per ricomporre la frammentazione statistica dei dati sulle organizzazioni dell’economia sociale. Nel 2019 è stato pubblicato un primo rapporto che ha riguardato la sola componente delle imprese cooperative. La rappresentazione di un quadro unitario è precondizione per cogliere con precisione il ruolo economico e sociale e, di conseguenza, le modalità di sostegno e di controllo dell’economia sociale.

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Published on 18/03/2021by redazione

Otto parole chiave per un’economia sociale protagonista della ripresa

Consolidamento attraverso nuove misure finanziarie; sostegno all’innovazione; attuazione dell’amministrazione condivisa; sgravi fiscali per l’occupazione; formazione negli atenei e corsi professionalizzanti; visibilità grazie ad un conto satellite Istat ad hoc; dialogo istituzionale mediante la costituzione di un comitato nazionale per l’economia sociale; investimento sulle iniziative degli organismi internazionali.
Sono le 8 parole-chiave messe a fuoco da Euricse per un Piano d’azione sull’economia sociale. Il documento è stato presentato oggi al CNEL con la viceministra dell’Economia e delle Finanze Laura Castelli, e condiviso con alcune realtà di spicco del Terzo settore come Alleanza delle cooperative italiane, Assifero e Fondazione Italia Sociale.

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Guarda il webinar di presentazione

L’economia sociale in Europa conta 2,8 milioni di organizzazioni tra cooperative, associazioni, enti di volontariato, fondazioni, enti filantropici e religiosi. In Italia le organizzazioni sono 380mila, per un valore aggiunto di 50 miliardi e 1,5 milioni di occupati. Anche alla luce di questi numeri, i relatori intervenuti hanno concordato innanzitutto sulla necessità di un Piano di azione per l’economia sociale a supporto del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR). Prima dell’inizio dei lavori, aperti dal presidente del CNEL Tiziano Treu, è stato osservato un minuto di raccoglimento e sono state esposte le bandiere a mezz’asta in memoria delle vittime del Covid.

“L’economia sociale – ha detto Gianluca Salvatori, segretario generale Euricse – è fondamentale per la ripresa. Metterla a tema deve essere una priorità. L’Italia, oltretutto, è una delle realtà più sviluppate in questo settore e dovrebbe assumersi il compito di contribuire significativamente ad un piano europeo”.

Per il presidente Treu, “il settore va sostenuto anche con strumenti normativi che siano in grado di valorizzarne il ruolo, emerso con forza durante la pandemia, di tutte le realtà del privato sociale con riferimento particolare all’assistenza e cura che in alcuni casi hanno sopperito alle difficoltà delle istituzioni, garantendo di raggiungere tutti”.

“L’economia sociale incide tanto nella società italiana ma non è adeguatamente tenuta in considerazione da parte del decisore politico. Occorre cambiare passo, serve un’alleanza virtuosa con lo Stato alla luce della recente sentenza della Corte costituzionale secondo cui il bene comune si realizza mediante la collaborazione con i soggetti dell’economia sociale non profit in una logica di condivisione e coprogettazione”, ha aggiunto il consigliere CNEL Gian Paolo Gualaccini, capodelegazione del Terzo Settore – Non profit

“In questo momento, con il coinvolgimento di Parlamento e CNEL, diventa estremamente importante fare quelle riflessioni e anche quelle riforme normative che servono all’economia sociale per riconoscere a tutto il settore, dal volontariato al mondo della cooperazione e dell’imprese sociale, il ruolo ed il valore dell’attività che portate avanti – ha evidenziato la viceministra dell’Economia e Finanze, Laura Castelli – È un lavoro ancora più fondamentale se diamo per assodato che, anche all’interno del PNRR, il coinvolgimento di tutte le realtà che caratterizzano l’intera economia sociale non sarà limitato all’inclusione sociale, ma sarà trasversale a tutti gli assi del Recovery Plan. Dalla formazione, alla cura della persona e dell’ambiente il vostro apporto è importantissimo, siete campioni anche in questi settori”.

 “L’emergenza sanitaria ha dimostrato che non c’ è possibilità di sviluppo senza l’apporto   delle organizzazioni dell’economia sociale. Occorre riconoscere e potenziare il ruolo di questi soggetti, considerandoli come strategici per il piano di ricostruzione del nostro Paese”, ha sottolineato Cristina De Luca, vicepresidente di Fondazione Italia Sociale.

 “L’economia sociale, espressione del protagonismo attivo e responsabile di milioni di cittadini – ha commentato Mauro Lusetti, Presidente dell’Alleanza delle Cooperative – dà quotidianamente, con il supporto delle sue attuali strutture di rappresentanza, un contributo prezioso alla crescita economica e civile del Paese. Valorizzarne e sostenerne il ruolo è essenziale per far ripartire il Paese e costruire il futuro verso uno sviluppo più equo, inclusivo e sostenibile”.  

“Fondazioni e imprese sociali si sono dimostrati attori fondamentali per far fronte agli effetti della pandemia. Da una loro stabile e matura alleanza può scaturire anche la possibilità del rilancio e di una ulteriore crescita dell’economia sociale, quando il Covid-19 allenterà la sua presa e ci sarà molto da ricostruire”, ha detto Felice Scalvini, presidente di Assifero.

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Published on 17/03/2021by redazione

Contributo per un Piano d’azione sull’economia sociale

La stesura del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) ha mostrato una sottovalutazione dell’economia sociale. Per questo motivo Euricse ha ritenuto necessario tornare ancora una volta a sostenere le ragioni di questo settore, presentando alcune linee di intervento. Si tratta di un contributo aperto alla condivisione e alla discussione, nella convinzione che un vero rilancio dell’economia italiana improntato alla sostenibilità sociale ed ambientale non possa che passare da un rafforzamento dell’economia sociale. Serve quindi un Piano d’Azione nazionale che sostenga la crescita delle organizzazioni dell’economia sociale nei prossimi anni, puntando su otto concetti contenuti in questo position paper presentato ufficialmente il 18 marzo 2021 in un webinar organizzato dal Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro.

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Published on 10/02/2021by redazione

Pubblicato lo studio sull’impatto della Social Business Initiative

A dieci anni dal lancio dell’SBI, Euricse ha collaborato con Spatial Foresight e con l’European Center for Social Finance, per redigere uno studio sull’impatto delle misure messe in campo dall’UE per favorire lo sviluppo delle imprese sociali e delle altre organizzazioni dell’economia sociale a livello nazionale ed europeo.

Sfoglia la ricerca (ENG)

Nel 2011 la Commissione europea ha lanciato la Social Business Initiative (SBI), un piano per creare un ecosistema favorevole allo sviluppo delle imprese sociali. Dieci anni dopo, lo studio “Impact of the Social Business Initiative and its Follow-up Actions”, redatto da Spatial Foresight con Euricse e l’European Center for Social Finance per conto della Commissione europea, analizza l’impatto delle misure messe in campo dall’UE per favorire lo sviluppo delle imprese sociali e delle altre organizzazioni dell’economia sociale a livello nazionale ed europeo. L’iniziativa era stata promossa dall’allora commissario Barnier e dal commissario Antonio Tajani, partendo dalla consapevolezza che “L’Europa di domani si fonda sulla crescita economica sostenibile, solidale ed inclusiva”. Anche Euricse aveva partecipato all’impostazione del documento.

Il report sull’impatto dell’SBI, ora disponibile on line, include un’analisi dei bisogni attuali delle imprese sociali e fornisce una serie di raccomandazioni per future iniziative di policy in questo ambito. Il lavoro è stato realizzato con il contributo di numerosi ricercatori nazionali che hanno intervistato circa 300 stakeholder tra autorità statali, regionali e locali, accademici ed esperti, delegati di imprese sociali e di loro consorzi, reti e federazioni in 28 Stati membri e in 9 Paesi vicini.

Lo studio rappresenta un solido punto di partenza per la stesura del “Piano di Azione Europeo per l’Economia Sociale”, che sarà presentato dal commissario Nicolas Schmit nel corso di quest’anno. Nelle 230 pagine del documento emerge che la Social Business Initiative è riuscita ad impattare su un ampio ventaglio di ambiti e che ha contribuito alla diffusione del concetto di impresa sociale negli Stati membri. Negli ultimi dieci anni, la Social Business Initiative è infatti riuscita a comunicare la specificità dell’impresa sociale e, non di meno, ha contribuito ad aumentare la visibilità dell’economia sociale nei dibattiti politici. Le imprese sociali sono oggi considerate come attori importanti non solo dai policy maker nell’ambito delle politiche sociali, ma anche al di fuori di questo perimetro, ad esempio negli ambiti dello sviluppo locale, della coesione, dell’innovazione, della lotta al cambiamento climatico e della sostenibilità ambientale.  

D’altro canto, dallo studio emerge come la mancanza di una visione d’insieme sugli obiettivi, le misure, le attività e i risultati della SBI abbia limitato la coerenza tra questa importante iniziativa ed altri programmi e priorità europee. “La necessità di una migliore comunicazione è una sfida non solo per l’SBI, ma più in generale per il contributo delle politiche europee allo sviluppo settoriale e regionale. Le criticità legate ad una chiara ed ampia comunicazione dell’iniziativa all’interno dei vari enti dell’Unione (e a cascata a livello nazionale e locale) non hanno tuttavia impedito all’SBI ed alle misure ad essa collegate di essere efficaci. In ogni caso, future iniziative di policy dovranno tenere conto dei vantaggi dell’approccio-SBI e provare a superare i suoi limiti con una presentazione chiara e ben comunicata tanto degli scopi generali, come degli specifici provvedimenti”.

Lo studio, inoltre, mette in evidenza come gli ecosistemi delle imprese sociali siano progressivamente diventati più complessi negli ultimi anni. Ogni futura politica di sostegno all’impresa sociale dovrà perciò tenere in considerazione questa accresciuta complessità e dovrà promuovere soluzioni su misura per diversi contesti. Non bisogna inoltre dimenticare che il supporto alle organizzazioni dell’economia sociale non è fine a sé stesso, bensì è un mezzo per rafforzare il loro ruolo nel contribuire allo sviluppo sostenibile locale e regionale, nel rispondere ai bisogni della società, nel creare pari opportunità di accesso al mercato del lavoro, nel promuovere l’innovazione sociale e la coesione territoriale, ecc.

Riconoscere il ruolo delle organizzazioni dell’economia sociale nei processi trasformativi e affrontare le sfide sociali è fondamentale. Le future politiche dovranno quindi sforzarsi di creare collegamenti visibili tra l’economia sociale e gli altri ambiti di intervento e di rafforzare la coerenza tra le diverse iniziative promosse a livello europeo per l’economia sociale e tra queste e gli altri programmi e strumenti europei.

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Published on 03/02/2021by redazione

Recovery Plan, Euricse alle audizioni in Parlamento per valorizzare l’economia sociale

Il segretario generale di Euricse Gianluca Salvatori ascoltato dalla Commissione Affari sociali

Martedì 2 febbraio il segretario generale di Euricse Gianluca Salvatori è stato ascoltato dalla XII Commissione permanente Affari sociali della Camera dei Deputati nell’ambito dell’esame in sede consultiva della proposta di Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR). Nel suo intervento, sintetizzato in una memoria che sarà caricata a breve sul sito del Parlamento, Salvatori ha sottolineato la necessità di includere nel PNRR l’economia sociale e il Terzo settore come attori chiave del rilancio del Paese: “La versione attualmente all’esame delle Camere non valorizza adeguatamente il potenziale di questo enorme bacino di risorse, capacità e idee. Il Terzo settore e l’economia sociale sono già ora attori rilevanti: se meglio sostenuti, possono dare un contributo significativo alla realizzazione del Recovery Plan”.

Il video dell’audizione

Mezz’ora in video conferenza collegato con la XII Commissione Affari sociali della Camera nell’ambito dell’esame della proposta di Piano nazionale di ripresa e resilienza. Ieri pomeriggio il segretario generale di Euricse, Gianluca Salvatori, ha presentato davanti ai membri della commissione le valutazioni e le proposte di Euricse e Fondazione Italia Sociale sul contributo del Terzo settore e dell’economia sociale al Recovery plan.

Nella giornata di ieri la XII Commissione ha ascoltato, tra le altre realtà, il Forum disuguaglianze e diversità, Save the Children, il Forum nazionale del Terzo settore, le ACLI e l’ARCI. Nella sua audizione Salvatori ha confermato quanto Euricse aveva già evidenziato lo scorso giugno nella lettera aperta al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte per proporre un piano di azione per il terzo settore e l’economia sociale.

Le valutazioni e le proposte di Euricse

Il punto di partenza della riflessione di Euricse è che, nonostante l’Italia sia tra i primi in Europa per rilevanza del Terzo settore, nella versione attuale del PNRR il potenziale effettivo non emerge. “L’economia sociale non viene nemmeno menzionata nel documento – ha fatto notare il segretario generale di Euricse alla Commissione – mentre le citazioni riservate al Terzo settore sono per lo più incidentali, limitate alle funzioni di carattere assistenziale o riparativo”. “Invece – ha proseguito nel suo intervento – si tratta di un insieme di attori civili, sociali ed economici già impegnati, e ulteriormente impegnabili, in molti degli interventi previsti dal piano”. Tra gli esempi citati, oltre ai più noti asili per l’infanzia e servizi di cura degli anziani e dei portatori di handicap, ci sono l’housing sociale, l’inserimento lavorativo, il servizio civile per i giovani e l’economia circolare.

Gianluca Salvatori ha poi messo sul piatto quattro proposte di valorizzazione di Terzo settore ed economia sociale:

L’iter del PNRR

Le osservazioni delle Commissioni Affari sociali di Camera e Senato, al termine delle audizioni, saranno trasmesse, assieme ai rilievi di tutte le altre commissioni permanenti, alle Commissioni Bilancio, che relazioneranno alle rispettive aule di appartenenza con le proposte di modifica. Le relazioni diventeranno a quel punto delle risoluzioni per l’aula che, una volta approvate, vincoleranno il Governo a ritoccare il testo secondo le indicazioni del Parlamento. A quel punto, dopo l’approvazione definitiva alle Camere, il PNRR dovrà essere inviato alla Commissione europea. Il termine ultimo per la presentazione a Bruxelles è fissato al 30 aprile 2021.

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Published on 23/09/2020by redazione

Fondi europei per il rilancio, chapeau alla Francia

Riproponiamo la riflessione del nostro segretario generale, Gianluca Salvatori, recentemente pubblicata su Vita online.

France Relance, un piano intelligente

Si chiama France Relance ed è il piano del governo francese per l’utilizzo dei fondi di Next Generation EU. Quando Macron lo ha presentato l’accento è stato posto sulla dimensione strategica della visione che lo ispira. E non era un’affermazione retorica. Tutto, nel piano francese di rilancio, mostra una chiara volontà di concentrare sforzi e risorse. A partire dalla scelta di utilizzare le risorse straordinarie provenienti dall’Europa in tre macro-aree (ecologia, competitività, coesione), venticinque temi, sessantotto misure. Indicando, tra queste, almeno alcuni impegni direttamente riferiti a emergenze sociali: in particolare, lotta alla povertà e inserimento lavorativo di persone svantaggiate.

Ma quel che più conta, il piano francese parte da una premessa. Sin dalle prime pagine indica nell’economia sociale una delle chiavi di lettura attraverso cui leggere l’intera strategia di rilancio. Non quindi un settore tra i tanti al quale destinare una frazione delle risorse disponibili, cercando di non scontentare nessuno, bensì l’indicazione di un modello economico di cui incoraggiare lo sviluppo. Si legge nel piano Macron: “Le strutture dell’economia sociale e solidale hanno un ruolo di primo piano (…) come è emerso con evidenza all’apice della crisi e di questo si terrà conto nella fase di rilancio. I soggetti dell’economia sociale e solidale sono parte della resilienza dell’economia francese. Contribuiscono allo sviluppo di un modello di crescita sostenibile e solidale. Fondamentale sarà la loro funzione per accompagnare la transizione ecologica e nell’affrontare la battaglia per il lavoro e l’inclusione sociale”.

L’Italia e gli errori da non ripetere

Parole cristalline, che tracciano una linea netta. Next Generation non può ripetere stancamente i modelli del passato, nell’illusione di tornare indietro. Bisogna guardare oltre, leggendo nella crisi. Ed è proprio l’esperienza pesante che ci ha imposto la pandemia ad indicare che gli investimenti per la ripartenza devono assumere l’economia sociale come priorità. Chapeau alla Francia dunque, che da tempo è impegnata a ritagliarsi su questo tema un ruolo di leadership, investendo politicamente nel non profit per la creazione di sviluppo e benessere sociale.

E l’Italia? Anche senza commentare i 556 progetti raccolti dal Governo dopo l’assemblaggio estivo di Ministeri, agenzie e società partecipate – e di cui subito dopo la pubblicazione ci si è affrettati a ridimensionare il ruolo – la situazione è presto detta. L’economia sociale è fuori dal radar e nemmeno il terzo settore è considerato (benché, per inciso, nel nostro paese abbia numeri e svolga funzioni più rilevanti che in Francia, anche per una storia di cronica debolezza del sistema pubblico). Se tra le centinaia di progetti presentati neppure uno sfiora il tema, l’assenza più vistosa è però nelle linee guida per il Piano nazionale di rilancio e resilienza (Pnrr).

Terzo settore, questo sconosciuto

Nel documento di indirizzo presentato alle Camere di terzo settore si parla in un solo luogo, quando si cita la necessità di nebulosi innovation ecosystems, descritti come ”luoghi di contaminazione di didattica avanzata, ricerca, laboratori pubblico-privati e terzo settore”. A parte questo bizzarro passaggio, null’altro. Cosicché quando il testo del Governo passa a trattare di equità sociale, creazione di occupazione, reskilling dei lavoratori,  presidi socio-sanitari territoriali, riqualificazione di aree urbane e aree interne, viene da chiedersi: ma come pensano di attuarli questi obiettivi, con interventi pubblici a tutto spiano? Con quali competenze e modelli? Perché non c’è neppure un riferimento alle organizzazioni non profit e alle imprese sociali, che su questi temi hanno già dimostrato con i fatti di produrre risultati?

L’occasione è davvero storica. Le possibilità di intervento offerte dal piano Next Generation EU chissà quando mai si ripresenteranno. Sicuramente non per un paio di generazioni. È il momento di alzare lo sguardo e pensare con una prospettiva di lungo, lunghissimo respiro. Il piano francese coglie un punto cruciale: non si può fare a meno del contributo dell’economia sociale per lo sviluppo di un modello di crescita sostenibile e solidale. È chiedere troppo che anche in Italia questa consapevolezza si faccia strada nei programmi del Governo?

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Published on 22/09/2020by redazione

Coop cinema, un viaggio intorno al mondo

Documentari e discussioni sull’economia cooperativa nel mondo

Un viaggio intorno al mondo in tre seminari che raccontano l’economia cooperativa attraverso il lavoro di Around the World.coop e i commenti di  Euricse“Coop cinema” è una serie di eventi online da ottobre a dicembre che prevedono la proiezione di una selezione di documentari prodotti da Sara Vicari e Andrea Mancori, seguiti dalle riflessioni dei nostri ricercatori su temi chiavi come i modelli cooperative, la governance, il futuro del lavoro e lo sviluppo locale.

Il primo episodio della serie si intitola “Dare potere ai lavoratori”. Il 7 ottobre alle 17 proietteremo due documentari dedicati alla cooperativa di New York Up&Go e alla Cheeseboard Collective di Berkeley, in California. Accanto ai membri di Around the World e ai loro sostenitori interverranno Riccardo Bodini, direttore di Euricse, e la ricercatrice Giulia Galera, per discutere con i partecipanti i temi chiave dell’economia cooperativa.

Per ricevere il link Zoom dell’evento, registratevi qui. Sarà comunque possibile seguire il webinar in diretta Facebook sulla pagina di Euricse.

aroundtheworld.coop è un progetto ideato e sviluppato da Andrea e Sara, una coppia sposata che ha deciso di mettere insieme le proprie passioni e abilità e intraprendere un’esperienza di vita elettrizzante: viaggiare per il mondo per un anno, documentando diversi tipi di cooperative in tutti i continenti. In particolare, il progetto è stato possibile anche grazie alla partnership con l’Alleanza Cooperativa Internazionale (International Cooperative Alliance) ed i suoi uffici regionali. 

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Published on 16/09/2020by redazione

L’economia sociale nella transizione ecologica

L’evento di Euricse al Festival dello Sviluppo Sostenibile Asvis on line il 29 settembre 2020

A livello europeo c’è convergenza tra due grandi direttrici di sviluppo per i prossimi anni.  Il tema della sostenibilità, ancorato al Green Deal, funge da bussola per la programmazione economica e per il Next Generation EU. La “strategia verde”, a sua volta, si sposa con un’altra scelta della Commissione Europea: il Piano d’azione per l’economia sociale, con il documento di policy in arrivo nella seconda metà del 2021.

La tavola rotonda “L’economia sociale nella transizione ecologica”, organizzata per il 29 settembre 2020 da Euricse nell’ambito del Festival dello sviluppo sostenibile 2020, porta tre esperienze significative e collaudate che da anni lavorano nel settore della sostenibilità ambientale: la rete di cooperative sociali CAUTO di Brescia nel ciclo dei rifiuti, Unicoop Firenze nel business del consumo e Sev Alto Adige nell’energia. Sono tre voci che vanno nella stessa direzione e che testimoniano come i soggetti dell’economia sociale possono interpretare con successo l’imperativo della sostenibilità.

L’evento online è aperto a tutti e si potrà seguire in diretta streaming sulla pagina Facebook di Euricse.

Interverranno: Gianluca Salvatori, segretario generale Euricse, Daniela Mori, presidente del consiglio di sorveglianza Unicoop Firenze, Michele Pasinetti (direttore generale rete CAUTO) e Rudi Rienzner (ceo Sev Alto Adige).

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Published on 16/06/2020by redazione

Un action plan per il terzo settore e l’economia sociale | Lettera aperta al Presidente Conte

UN ACTION PLAN NAZIONALE  PER TRACCIARE LA STRATEGIA CON CUI RENDERE IL TERZO SETTORE E L’ECONOMIA SOCIALE PARTE INTEGRANTE DEL PERCORSO DI RILANCIO DEL PAESE.

Con una lettera aperta al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, esponenti della società civile, operatori, ricercatori e cittadini attivi, chiedono che l’Italia si doti di un piano di azione per il terzo settore e l’economia sociale.

La lista dei firmatari dell’iniziativa, promossa da Carlo Borzaga e Gianluca Salvatori di Euricse e Marco Musella di Iris Network, è in continuo aggiornamento.

La sottoscrizione avviene a titolo personale e non impegna le organizzazioni di appartenenza.
Per ulteriori informazioni scrivere a: euricse@euricse.eu



I cento giorni della pandemia hanno inferto al corpo della società italiana una ferita che per rimarginarsi richiederà tempo, molte risorse e nuove energie. Preso singolarmente, nessuno di questi tre elementi è risolutivo. Il tempo, di per sé, può essere sprecato senza una visione lungimirante accompagnata dagli strumenti per realizzarla. Le risorse, anche se copiose, senza idee per utilizzarle strategicamente finiscono disperse in rivoli. E anche le energie rischiano di essere frustrate se mancano gli strumenti e il tempo per trasformarle in forza di cambiamento.

A fronte di questo scenario, ci rivolgiamo al Presidente del Consiglio dei Ministri in quanto crediamo che tra le energie indispensabili nella fase del rilancio post Covid-19 quelle del Terzo settore e dell’economia sociale debbano svolgere un ruolo fondamentale, non sostitutivo ma integrativo di quello delle imprese private e delle amministrazioni pubbliche, e in una prospettiva non di breve termine.

Non parliamo, solo, di riconoscere il contributo del Terzo settore nella gestione dell’emergenza, attraverso i volontari della protezione civile, le associazioni che hanno curato la distribuzione di viveri e generi di prima necessità, le cooperative sociali che hanno garantito i servizi nei luoghi più esposti al contagio, e molto altro ancora. O del contributo, più in generale, che le organizzazioni dell’economia sociale garantiscono all’economia italiana nel suo complesso, operando trasversalmente in tutti i settori e dando lavoro a più di un milione e mezzo di persone.

Parliamo del futuro che ci aspetta, delle nuove attività da sviluppare, dei posti di lavoro che andranno a sostituire quelli persi e che potranno essere creati nel settore della cura e dell’assistenza, nel rafforzamento del sistema sanitario soprattutto nella sua componente territoriale, nei servizi educativi e culturali, nella manutenzione del territorio e nella rivitalizzazione di centri minori e delle aree marginali, nella produzione in forma collettiva di energia da fonti alternative, nello sviluppo di un turismo locale sostenibile, e in molti altri ambiti che oggi neppure immaginiamo. Posti di lavoro declinati in gran parte al femminile e aperti anche a cittadini in condizioni di fragilità, creati da organizzazioni che da almeno due decenni – e in particolare dopo la crisi del 2008 – costituiscono, in termini sia di crescita del valore aggiunto e propensione all’investimento che di creazione di posti di lavoro, uno dei comparti più dinamici del nostro Paese. Parliamo della necessità di uno sviluppo economico che non neghi i valori sociali, ma anzi da questi tragga forza. Valori che sono costitutivi delle organizzazioni del Terzo settore e dell’economia sociale e di cui esse sono tra i principali promotori.

Perché dopo la crisi sanitaria e quella economica, dovremo impegnarci per evitare una crisi sociale dalle conseguenze devastanti.

In questi mesi il Governo non ha trascurato il Terzo settore e le organizzazioni dell’economia sociale. Nei provvedimenti per la ripresa economica si è tenuto conto di questi attori importanti della vita nazionale. Proprio per questo – come operatori, studiosi, cittadini – chiediamo un ulteriore passo, più ambizioso. Serve uscire dalla logica dei singoli interventi e tracciare anche per queste organizzazioni una linea di azione complessiva, ancorata a riferimenti chiari sui soggetti da coinvolgere e su tutti i possibili ambiti di attività e dotata di risorse adeguate a progettare uno sviluppo di lunga durata.

Abbiamo un’occasione, anzi due. In Europa sta prendendo forma un grande programma per dare forza al cosiddetto “pilastro sociale” dell’Unione, finora trascurato. Nei prossimi mesi la Commissione europea, dopo una consultazione ampia, darà luce a un Action plan per l’Economia Sociale, determinante per la programmazione comunitaria 2021-2027. In quella cornice verranno definiti obiettivi, strumenti e risorse per rafforzare il contributo allo sviluppo economico e sociale europeo del non profit, delle imprese sociali, dell’associazionismo, della filantropia e di tutte le organizzazioni che affondano le loro radici nell’esperienza collettiva. L’Italia deve fare altrettanto: si doti di un Action Plan nazionale per tracciare la strategia con cui rendere il Terzo settore e l’economia sociale parte integrante del percorso di rilancio del Paese.  Definisca le linee verso cui indirizzare risorse ed energie per sfruttare tutto il potenziale che le organizzazioni non profit e dell’economia sociale possono mettere a disposizione dell’interesse generale. Lo costruisca con una consultazione ampia tra tutti coloro che possono portare un contributo come ha deciso di fare la Commissione europea. Una consultazione che potrebbe opportunamente prendere avvio anche da una ricomposizione dei numerosi contributi e spunti emersi in questi mesi sul tema.

La seconda opportunità viene dal programma straordinario Next Generation EU e da tutti gli strumenti che la Commissione europea sta mettendo in campo per affrontare la crisi scatenata da Covid-19. L’indicazione che viene dall’Europa è che queste ingenti risorse servono non solo a far ripartire l’economia ma anche a irrobustire la coesione sociale. Ci sono specifiche azioni, come REACT-EU, pensate proprio a questo scopo. Quindi, al Presidente del Consiglio chiediamo che il Piano di azione per il Terzo settore e l’economia sociale venga finanziato con una quota non marginale delle risorse straordinarie e ordinarie che nei prossimi mesi verranno destinate all’Italia.

Serve un allineamento tra tempo, risorse ed energie. Serve un’azione di largo respiro e con uno sguardo lungo. Nessuna delle questioni che oggi siamo chiamati ad affrontare ha probabilità di essere risolta senza questa prospettiva e senza il contributo del Terzo settore e dell’economia sociale. È essenziale però che questo contributo non resti sotto il suo potenziale o vada disperso in mille frammenti. Perciò servono un Piano di azione nazionale e gli strumenti per realizzarlo.

Amendola Adalgiso | Università degli Studi di Salerno, Cattedra “Antonio Genovesi” di Economia Civile

Arena Gregorio | Presidente Labsus

Argiolas Giuseppe | Rettore Istituto Universitario Sophia (Firenze)

Armellini Fabio | CEO e co-founder Lift4Food

Barbetta Gian Paolo | Università Cattolica del Sacro Cuore

Bartolomeo Matteo | Avanzi

Bernardoni Andrea | Legacoopsociali Nazionale

Bianchi Donatella | Presidente WWF Italia

Bobba Luigi | Presidente di Terzjus, ex sottosegretario al Ministero del Lavoro

Bodini Riccardo | Direttore Euricse

Bonacina Riccardo |Founder and editorial coordinator VITA

Borgomeo Carlo | Presidente Fondazione Con il Sud

Borzaga Carlo | Presidente Euricse

Brancati Raffaele | Direttore MET e Presidente Donzelli Editore

Bruni Luigino | Università di Roma LUMSA

Calderini Mario | Politecnico di Milano

Canu Antonio | Presidente WWF Oasi

Capoleva Paola | Presidente Csv Lazio

Caporossi Paola | Direttore Fondazione Etica

Carazzone Carola | Segretario Generale Assifero

Carpinelli Michele | Fondazione Aurora

Chiappero Martinetti Enrica | Università degli Studi di Pavia

Cisternino Guido | Resp. Terzo settore e economica civile UBI Banca

Colombo Gherardo | Ex magistrato, presidente Casa Editrice Garzanti

Consiglio Stefano | Università di Napoli Federico II

Cotturri Giuseppe | Università degli Studi di Bari

Daffi Matteo | Brand strategist, Artefice Group

Dal Maso Matteo | Avanzi – MakeACube

De Bortoli Ferruccio | Presidente Vidas

De Liguori Beniamino | Fondazione Adriano Olivetti

De Luca Cristina | Presidente IPRS

De Paoli Monica | Notaio

Destefanis Sergio Pietro | Università degli Studi di Salerno

Di Gregorio Marco | Giornalista

Di Meglio Roberto | programme manager, ILO

Fanfani Marco | Ceo TBWA Italia

Fantozzi Pietro | Università della Calabria

Ferrera Maurizio | Università degli Studi di Milano

Fici Antonio | Università del Molise

Francesca Manolita | Università del Salento

Ghezzi Gioia | presidente EIT Governing Board

Giugni Lilia | Centre for Social Innovation, Cambridge Judge Business School

Gori Cristiano | Università degli Studi di Trento

Grandori Anna | Università Bocconi

Guerini Giuseppe | Presidente Cecop-Cicopa

Gui Benedetto | Istituto Universitario Sophia (Firenze)

Guzzetti Giuseppe | Già presidente Fondazione Cariplo, già presidente ACRI

Maffettone Sebastiano | Università Luiss Guido Carli

Maino Franca | Università degli Studi di Milano, Direttrice del Laboratorio Percorsi di secondo welfare

Manes Vincenzo | Presidente Fondazione Italia Sociale

Marcucci Marialina |Robert F. Kennedy Human Rights – Italia

Marocchi Gianfranco | Direttore rivista Impresa Sociale, vicedirettore Welforum

Marzocchi Franco | Presidente Aiccon

Massari Monica | Università degli Studi di Milano

Miniaci Raffaele | Università degli Studi di Brescia, presidente Centro Studi Socialis

Montanelli Lauro | Donor Italia

Morganti Marco | Responsabile Impact Gruppo Intesa Sanpaolo

Mosca Michele | Università degli Studi di Napoli Federico II

Musella Marco | Presidente Iris Network, Università di Napoli Federico II

Nappo Nunzia | Università di Napoli Federico II

Negri Zamagni Vera | Università degli Studi di Bologna, vicepresidente CEFA

Pagani Fabrizio | Presidente M&M – Idee per un Paese migliore

Pagliai Valentina | Robert F. Kennedy Human Rights – Italia

Pasi Francesca | Avvocato, Segretario Fondazione Fratelli Confalonieri

Pelligra Vittorio | Università degli Studi di Cagliari

Perali Federico | Università degli Studi di Verona

Petillo Ornella |Presidente Associazione Più A.R.I.

Porcari Serena | Presidente Dynamo Academy

Pozzoli Stefano | Università di Firenze

Prato Ledo | docente IULM, Segretario generale Associazione Mecenate 90

Provasi Giancarlo | Università degli Studi di Brescia

Randazzo Gianluca |Responsabile sostenibilità Banca Mediolanum

Razzano Renzo | CSV Lazio

Reina Rocco | Università della Magna Grecia di Catanzaro

Sabbadini Linda Laura | Direttore centrale ISTAT

Sacconi Lorenzo | Università degli Studi di Milano, direttore EconomEtica 

Sachy Marta | Fondazione Aurora

Salvatori Gianluca | Segretario generale Euricse, segretario generale Fondazione Italia Sociale

Savoldi Pierfranco | Fondazione Italia Sociale

Scalvini Felice | Presidente Assifero

Schenkel Marina | Università degli Studi di Udine

Sclavi Marianella | Sociologa

Sepio Gabriele | Segretario generale Terzjus

Tani Simone| programme manager, Città metropolitana di Firenze

Tramezzani Riccardo| Responsabile UBI Comunità UBI Banca

Trotta Annarita | Università della Magna Grecia di Catanzaro

Turrini Olga | Già dirigente ISFOL

Vallet Luigino | presidente onorario Fondazione Comunitaria della Valle d’Aosta

Venturini Alessandra | Università degli Studi di Torino, Ex-vicedirettore Migration Policy Centre (MPC)

Vernieri Marco | Già Chief HR ICCREA

Zamagni Stefano | Presidente della Pontificia accademia delle scienze sociali, Università di Bologna


Con il sostegno di:

Antonio Panero
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Sara Capitanio
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Maria Grazia Sighele
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Andrea Trentini
*
Bruna Travaglia
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Anna Tovazzi
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Roberto Bertolini
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Maria Grazia Valduga
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Maria Regina Brun
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Corrado Beiato
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Veronica Barini
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Francesca Righi
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Eliseo Tacchella
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Fiordanna Dosso
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Luisa Zanotelli
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Lorenza Vettor
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Renzo De Stefani
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Claudio Merighi
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Roberto Fiorini
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Maria Rosa Capotorto
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Vito Intino Bari
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Carlo Pulcini
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Luigi Landolfi
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Maria Carla Acler
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Cristina Corsi
*
Vito Davide Ciavirella
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Sebastiano Ciavirella
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Cinzia Scalia
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Emanuele Cusa
*
Laura Corazza
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Laura Peruzzo
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Alessandro Catellani
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Ester Gubert
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Luisa Antoniolli
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Margherita Vacca
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Tommaso D’Alterio
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Giovanni Solinas
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Andrea Angelo
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Emanuele Alecci
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Alessandro Padovani
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Benedetto Campione
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Martina Visentin
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Donatella Gasperi
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Nicholas Moser
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Enrico Muller
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Giulia Cordella
*
Alessandro Martello
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Adriana Alessandrini
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Costanza La Mantia
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Isabella Polloni
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Marco Salvadori
*
Ema Maggio
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Chiara Chiappa
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Marco Bernardi

Beatrice Pace
*
Federico Maggiora
*
Chiara Lunel
*
Ilana Gotz
*
Marzia Ravazzini
*
Fabio Bazzanella
*
Paolo Tigrino
*
Monica Ricci
*
Alessia Bertolini
*
Milena Rizzardi
*
Marcello Bogetti
*
Piercarlo Gera
*
Roberto De Micco
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Giulio Petitta
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Eleonora Lenti
*
Rosella Guarneri
*
Luciano Bedin
*
Francesco Fassi
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Giuseppe Critelli
*
Valentina Chieco
*
Elisabetta Ottavia
*
Giovanna Ferretti
*
Giorgio Del Zanna
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Umberto Zandrini
*
Giuseppe Vincenzo
Mancuso
*
Emilio Mastroianni
*
Vera Huber
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Myra Stark
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Rocco Moretti
*
Maria Gonzo Fedel
*
Giovanni Salzano
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Michele Pellegrini
*
Nicola De Min
*
Bruno Cassola
*
Annalea Pillitteri
*
Alberto Signor
*
Marco Biazzo
*
Vittorio Caracciolo
*
Caterina Bruschi
*
Pamela Bolognini
*
Laura Angeletti
*
Bruno Merlini
*
Nadia Russo
*
Alessandro Fabbri
*
Mauro Svaldi
*
Fabio Armellini
*
Elena pozzi
*
Amelia Iannotta
*
Antonio Morlando
*
Alice Sartori
*
Massimo Occello
*
Immacolata Ciardi
*
Elisa Polo

Alfonso Cotera Fretel
*
Melchiorre Lino Orler
*
Cinzia Festa
*
Davide Festa
*
Rosa Rizzato
*
Claudia Borrelli
*
Angelica Padula
*
Alessandra Dal Colle
*
Ezio Gionco
*
Valentina Mancusi
*
Mauro Angeloni
*
Francesca Sorci
*
Maria Solidea Olmi
Monzani
*
Giovanna Galli
*
Monica Danelutti
*
Simone Gentili
*
Antonio Angelino
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Antonietta Bazzocchi
*
Erika Baglione
*
Karl Tragust
*
antonietta tempesta
*
Elisabetta Carollo
*
Rosario Bressi
*
Silvia Romanzani
*
Brigida . Monda
*
Emanuela Rossi
*
Micaela Bertoldi
*
Davide Veronese
*
François de Brabant
*
Roberto Dal Corso
*
Elisabetta Artoni
*
Pietro Lostia
*
Antonio Scrimieri
*
Edmondo Esposito
*
Alessandro Tolomelli
*
Gabriele Pluchino
*
Pierino Di Cello
*
Danilo Salerno
*
Silvana Bartolini
*
Rosanna Ferrari
*
Giuseppe Di Francesco
*
Francesca Amici
*
Anna Maria Arioli
*
Gabriele Lionello
*
Giancarlo Barzaghi
*
Stefano Maines
*
Anna M. Merlo
*
Cristina Rapone
*
Pieralfonso Iacono
*
Roberto Baldo

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Published on 22/07/2019by redazione

Quali strumenti finanziari per l’Economia sociale e solidale?

Gianluca Salvatori durante il suo intervento a Quito

Il nostro segretario generale Gianluca Salvatori ha appena partecipato al Seminario internazionale “Dimensioni dell’economia sociale e solidale” organizzato dal Comitato internazionale per lo sviluppo dei popoli (CISP) con il governo dell’Ecuador a Quito il 18 e 19 luglio. Ecco una sintesi del suo intervento

Una veduta di Quito (Ecuador)

L’abc della finanza per l’ESS

Quando si parla di strumenti finanziari per l’economia sociale e solidale si devono tenere in conto quattro aspetti:

In sostanza, quindi, è vero che le imprese dell’Economia sociale e solidale oggi hanno più bisogno di capitali, così come è vero che questi capitali dal lato dell’offerta risultano più disponibili perché la finanza è più attenta alla sostenibilità. Dall’altra però non tutti gli strumenti sono adatti, soprattutto quando vogliono a tutti i costi coniugare l’utile sociale e quello privato senza rinunciare agli alti rendimenti cui la finanza è stata a lungo abituata.

Da ciò derivano le seguenti raccomandazioni per l’ente pubblico:

La platea durante l’intervento di Gianluca Salvatori
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Published on 14/06/2019by redazione

Finanza responsabile e cooperativa, il workshop a Trento

Le problematiche e le prospettive di crescita della finanza responsabile e cooperativa sono al centro del 10° workshop organizzato il 20 e il 21 giugno a Trento (Dipartimento economia e management Università di Trento) da Euricse in collaborazione con Federcasse e l’Associazione europea delle banche cooperative (EACB). Due giornate di sessioni plenarie con quaranta docenti e ricercatori provenienti da tutta Europa, dall’India e dalle Filippine, per analizzare lo scenario attuale della finanza e le possibilità di innovazione sociale del settore.

Una finanza e un’economia realmente produttive hanno l’obbligo di preoccuparsi delle conseguenze, soprattutto a lungo termine, delle loro attività. Questo perché – anche a causa dei cambiamenti demografici e della crisi fiscale dello Stato – è aumentata l’attenzione generale nei confronti di un’economia basata sulla relazione, con l’apertura di prospettive interessanti per le attività che richiedono investimenti in salute e servizi alla persona, nell’industria verde e nella difesa dell’ambiente.

Nelle sei sessioni previste sui due giorni di workshop, con relatori provenienti da istituzioni e università internazionali, si parlerà di fusioni nelle banche cooperative europee, finanza sostenibile e green economy, prestiti non performanti, problemi di governance delle banche cooperative, con uno sguardo alle esperienze in Asia meridionale (India e Bangladesh) e in Europa dell’Est, in particolare la Russia rurale. Tra i focus a livello nazionale quello su fusioni, governance, riforme e rischi delle banche cooperative italiane.

Qui il programma del workshop

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