Published on22/10/2018by: redazione

“Welfare, la relazione pubblico-privato sarà centrale”

Borzaga: “Ma attenzione a non seguire solo logiche di mercato”

 

Bisogni che cambiano, che si mostrano, che si lasciano intravedere prima ancora d’essere pienamente manifesti. E risposte che seguono nuove traiettorie, anticipando ciò che sarà, e ridefinendo un welfare nuovo e plurale. “Ma anche in futuro il rapporto pubblico-privato resterà centrale”, rimarca Carlo Borzaga, presidente di Euricse. Con un avvertimento: “Ciò che conta è che un welfare che sia plurale non venga spinto a rispondere meramente alle leggi di mercato”.


Ospite del convegno “Funzioni e responsabilità del servizio sociale in un welfare plurale” – organizzato a Trento dall’Ordine regionale degli assistenti sociali, dal Consiglio nazionale e dalla Fondazione nazionale assistenti sociali – Borzaga ha indicato le potenzialità per il Terzo Settore, ripercorrendo al tempo stesso le criticità di un sistema normativo non sempre chiaro nel comprendere le peculiarità del modello non-profit rispetto a un modello prettamente profit.
La premessa è che, oggi, qualcosa sta cambiando. “Fino a qualche anno fa, quando si parlava di welfare-mix, ci si concentrava principalmente sulla produzione – ha esordito il presidente di Euricse – ora ci sono attori che, addirittura, incidono nella distribuzione delle risorse”. Non solo: “Assistiamo anche alla ricomparsa delle mutue con funzione integrativa dell’intervento pubblico, per esempio nel settore della sanità”.
Ed ecco svelarsi il profilo (e il significato) di un welfare “plurale”. “Ovvero – ha spiegato Borzaga – fatto dall’azione di tanti soggetti diversi e che operano su piani diversi”. Va da sé, ha aggiunto il docente, che “la reazione tra attori diventa molto più importante del passato, sia sul fronte della domanda sia dell’offerta”. A palesarsi è anche l’urgenza di superare la facile considerazione monodimensionale delle imprese: “L’idea dominante è che esistano imprese di un solo tipo: vocate al profitto”. Eppure così non è. “Le forme organizzative esistono, contano. E, ancora, non si deve essere formalmente imprese per fare impresa”.
Guardando al futuro e agli assetti ideali per rispondere ai nuovi bisogni di assistenza, Borzaga ha poi rimarcato un concetto: “Il rapporto pubblico-privato resterà centrale anche in futuro, tuttavia questa resta una relazione complicata da gestire”. Uno dei rischi da evitare, ha sottolineato, è appiattirsi alle logiche meramente di mercato.
Non solo. A complicare il quadro è una normativa non sempre chiara e la tendenza a concepire “la concorrenza quale obiettivo anziché ritenerla uno strumento”. “Spesso – ha detto Borzaga al castello del Buonconsiglio – non si distingue nemmeno fra privato profit e privato non profit, una distinzione centrale quando si tratta di esternalizzazioni o di programmazione dei servizi”.
“Anche dal punto di vista normativo – ha aggiunto – negli anni abbiamo assistito a un’oscillazione negli approcci e nel rispetto del principio della concorrenza”. L’ultima contraddizione è storia recente. “L’articolo 55 del Codice del Terzo Settore ribalta il principio della concorrenza e parla di attuazione dei principi di sussidiarietà e co-progettazione con il Terzo Settore. Con una programmazione condivisa s’è così assistito a un interesse crescente verso la definizione di relazioni integrate”.
Eppure, ora c’è un parere del Consiglio di Stato che ha creato qualche dilemma: “Il 6 luglio, l’Anac, l’Autorità Nazionale Anti Corruzione, ha chiesto al Consiglio di Stato di dirimere alcuni dubbi interpretativi sulla legittimità degli strumenti amministrativi basati sul principio di collaborazione – ha ricordato Borzaga – per chiedere se fosse corretta l’interpretazione di “vari stakeholder e del Ministero del lavoro, che teorizzano l’esclusione dall’applicazione del Codice dei contratti pubblici di ampi settori di attività affidati agli organismi del terzo settore”. Venti giorni dopo, con grande rapidità, il parere è arrivato: il Consiglio di Stato ha così espresso una posizione che rischia di rivedere il ruolo della coprogettazione tra ente locale e terzo settore, indicando gli appalti come la via privilegiata attraverso cui pubblico e privato possono intrattenere rapporti”.
E ora? “La situazione non è chiara – ha concluso Borzaga – Ciò che conta è difendere la strada imboccata con l’articolo 55 ed evitare di spingere il nonprofit a rispondere alle leggi del mercato”.

 

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