Published on07/12/2018by: redazione

La cooperazione oltre gli stereotipi

Euricse presenta il suo libro. Borzaga: “Dati empirici contro il pensiero dominante”

 

di Marika Damaggio

L’intento, alla fine, è sempre il medesimo: costruire occasioni di confronto, irrorare le conoscenze sino a oggi disponibili generando nuovi impulsi. Uno sforzo continuo, generativo, mai sazio. E’ più o meno da qui che la Fondazione Euricse è partita nel 2008: ossia dal bisogno di dare fondamenta empiriche al dibattito sulle imprese cooperative e sociali. Ed è ancora da qui che, in occasione del suo primo decennale, s’è soffermata un istante sul ciglio del suo giovane percorso. L’ha fatto affidando alle pagine di un volume (Cooperative da riscoprire. Dieci tesi controcorrente) una prima eredità scientifica, a sua volta motore per altri dieci anni di riflessione, di ricerca e formazione.

Presentato al Muse di Trento, il libro edito da Donzelli e curato da Carlo Borzaga, presidente di Euricse, cerca di decostruire quel corollario di stereotipi e preconcetti che gravano sulle spalle del movimento cooperativo. “Un pensiero mainstream”, utilizzando la definizione di Borzaga, che riecheggia sia nella rappresentazione mediatica, sia politico-istituzionale sia tra gli stessi operatori. Qualche esempio: “E’ idea diffusa che le imprese cooperative siano destinate a essere piccole e marginali, che siano per definizione sotto-patrimonializzate, che siano meno efficienti delle imprese di capitali, che godano di una fiscalità di vantaggio, che garantiscano condizioni di lavoro peggiori di quelle della altre imprese e che alcuni comparti, in particolare quello delle cooperative sociali, esistano solo perché sussidiati da denaro pubblico”.

Stereotipi, per l’appunto. “Che Euricse sin dal principio ha cercato di confutare attraverso analisi empiriche volte a quantificare il fenomeno, colmando le lacune che nel tempo hanno contribuito a una rappresentazione parziale di un settore, quello delle cooperative, che in Italia conta 12 milioni di soci e 1,2 milioni di addetti”. E’ con simili premesse che le dieci tesi controcorrente di Euricse, confluite in dieci capitoli, rispondono agli slogan di ieri e di oggi. Dati alla mano.

“Prendiamo un esempio: si dice che le imprese cooperative siano sottocapitalizzate, ma non è vero – ha aggiunto al Muse Borzaga, esortato dalle domande di Paolo Mantovan, vicedirettore del quotidiano “Trentino” – Contrariamente a quanto sostenuto da alcune teorie, dalle convinzioni diffuse nella comunità economica e tra gli stessi cooperatori, le cooperative italiane si trovano, sia nella media sia nella maggior parte dei casi, in equilibrio finanziario sia di breve che di lungo periodo. Almeno quanto e in molti casi più delle imprese di capitali. Di conseguenza, se esiste davvero un problema di sottocapitalizzazione, riguarda non le cooperative in quanto tali, ma la generalità delle imprese italiane”.

La storia recente ha posto anche nuove sfide al movimento cooperativo, e in particolare al credito cooperativo. La riforma delle BCC, ritoccata in corso d’opera e ancora in fase di declinazione attuativa, è davvero fonte di preoccupazione? “Per favorire una valutazione consapevole occorrerebbe in primo luogo evitare di continuare a insistere su pericoli della riforma – ha risposto Borzaga – Pericoli, tra l’altro, del tutto inesistenti per guardare invece ai vantaggi di cui la riforma è portatrice”. L’elenco delle potenzialità possibili è presto fatto: “Innanzitutto l’appartenenza a un gruppo significa per ogni BCC poter contare su una capacità di fare credito maggiore di quella consentita dalla raccolta locale; in secondo luogo: la forza finanziaria del gruppo e la possibilità di ricorrere se necessario a investitori eterni possono proteggere le singole banche che dovessero versare in condizioni di difficoltà; centralizzare gli investimenti in innovazione offrirà servizi migliori; infine: la possibilità di gestire centralmente tutte le funzioni di controllo richieste dalla regolamentazione europea e dalle autorità di vigilanza determinerà una riduzione significativa dei costi di compliance”.

“Viviamo in un tempo di passaggio – ha aggiunto Marina Mattarei, presidente della Federazione Trentina della Cooperazione – Una trasformazione che è epocale e non investe solo la cooperazione, ma anche la politica, la società civile. Siamo quindi chiamati a presidiare tale cambiamento, fronteggiando questi tempi sfidanti senza abdicare allo spirito cooperativo”. Quanto al tema BCC, Mattarei ha ricordato lo stato dell’arte: “Cassa Centrale ha portato a termine un progetto industriale. Il cambiamento in atto è sfidante, ma sono convinta che se riusciremo a rafforzare i fondamentali, sapremo anche interpretare al meglio questa riforma che, per quanto necessaria e condivisibile, lascia aperto il grande tema della mutualità”. Un tema che, ha aggiunto la presidente, è anche sinonimo “di responsabilità verso le comunità di riferimento”. Un valore che negli anni più aspri della congiuntura s’è palesato: “Non dimentichiamo una cosa – ha rimarcato Mattarei guardandosi indietro – le Casse Rurali, anche negli anni della crisi, hanno persino sopperito alle mancanze degli altri istituti che avevano ridotto il credito”.

E, a proposito dei letimotiv ricorrenti quando si parla di cooperazione con piglio superficiale, Mattarei ha poi ribadito un concetto: “La cooperazione è viva e i dati lo dimostrano”. Non solo: è parte del patrimonio genetico del Trentino. A sostenerlo, il neo-vicepresidente della Provincia di Trento nonché assessore con delega alla cooperazione: Mario Tonina. “Le settimane difficili dell’alluvione che ci ha colpiti ci hanno dimostrato qualcosa – ha premesso – In altre Regioni s’è parlato della necessità di avviare una sorta di Piano Marshall per la ricostruzione e per evitare lo spopolamento delle montagne che già altrove è avvenuto. Ma qui – in Trentino – i territori di montagna hanno subito meno le conseguenze. E ciò è accaduto grazie alla cooperazione che, da sempre, ha presidiato i territori, rispondendo con tempestività ai bisogni, mostrando una presenza costante”.

Al di là del caso specifico e guardando al futuro, Tonina s’è rivolto ai Giovani Cooperatori: “Perché è attraverso nuovi slanci, nuove idee, nuove competenze che si possono creare ulteriori opportunità di rinnovamento per il territorio”. Uno spunto consegnato a futura memoria che, nelle parole dell’assessore, potrebbe trovare spazio di elaborazione anche nella nascita degli Stati Generali della montagna.