Published on22/11/2018by: redazione

Euricse misura l’impatto di Progetto Esodo

Detenuti, ex detenuti e inserimento lavorativo

Grazie al progetto si riduce la recidiva: 13,7% contro il 19% nazionale

1176 azioni mirate e 18.213 ore di lavoro retribuito: i numeri del 2016

 

Venticinque enti coinvolti, 41 strutture in cui sono erogati servizi, 1176 azioni mirate per detenuti, soggetti in esecuzione penale esterna ed ex detenuti, 174 utenti inseriti al lavoro, 18.213 ore di lavoro retribuito e 15.931 ore di volontariato censite in un solo anno – il 2016 – da tutte le organizzazioni partner per accompagnare i singoli progetti. Poi una ricaduta non solo economica e occupazionale (per i beneficiari così come per chi ci lavora) ma anche emotiva: autostima e fiducia verso il futuro sono i sentimenti maggiormente diffusi tra gli utenti intervistati. E, soprattutto, una riduzione della recidiva rispetto ai dati nazionali. Sono questi i numeri raccolti da Euricse, che ha monitorato l’attività 2016 di Progetto Esodo. L’istituto europeo di ricerca sull’impresa cooperativa e sociale ha così applicato la sua metodologia ImpACT per valutare l’impatto complessivo del Progetto, sul territorio e tra i beneficiari dei servizi. L’esito, come spiega Sara Depedri, coordinatrice del gruppo di studio, “è il primo documento rendicontativo e valutativo dell’impatto sociale prodotto da Progetto Esodo in questi anni di attività nelle province di Verona, Vicenza e Belluno”. I risultati sono stati presentati a tutti gli stakeholder questa mattina al seminario vescovile di Verona.

Nato nel 2011 dall’incontro e dalle volontà della Fondazione Cariverona, della Caritas Diocesana Bellunese, Veronese e Vicentina, e del Provveditorato Regionale dell’Amministrazione Penitenziaria del Triveneto, Progetto Esodo promuove e sostiene percorsi di inclusione socio-lavorativa a favore di persone detenute, ex-detenute o in esecuzione penale esterna. Tra i servizi erogati: attività assistenziali; formazione al lavoro; avviamento al lavoro; servizio abitativo residenziale; servizio mensa/pasti; attività educative (linguistiche, per esempio); assistenza sanitaria. Per valutare l’impatto sociale ed economico del Progetto, che coinvolge attualmente 25 enti del Terzo Settore, la Fondazione si è avvalsa di ImpACT, il metodo promosso da Euricse per la valutazione dell’impatto sociale. Il gruppo di ricerca, coordinato da Sara Depedri e composto da Anna Berton e Stefania Turri, ha così applicato e declinato la metodologia al Progetto, raccogliendo e sintetizzando i risultati relativamente all’attività condotta nel 2016.

I risultati complessivi, censiti attraverso un articolato questionario somministrato sia ai 25 partner di oggi sia ad altre 3 organizzazioni precedentemente inserite in Esodo (per un totale di 28 enti), documentano così gli effetti economici e sociali insieme generati dal Progetto non solo sui suoi utenti ma sulla comunità e sul territorio nel complesso.

Diverse le angolature scelte. L’indagine condotta da Euricse ripercorre e misura, oltre alle risorse finanziarie e fisiche impiegate nel Progetto Esodo, l’impatto occupazionale (sia dei soggetti coinvolti sia in termini di personale coinvolto all’interno degli enti partner) e il benessere dei beneficiari che, intervistati, hanno valutato servizi ed esperienza, indicando e riconoscendo i cambiamenti anche nella sfera emotiva.

Fin qui le premesse, quali i riscontri della ricerca?

Un progetto che ha sicuramente mobilitato molte risorse economiche ed umane. Il Progetto parte con un importante e concordato supporto economico da parte della Fondazione Cariverona, che nel 2016 è ammontato a poco più di 1milione di Euro, al quale si aggiungono 300mila Euro di cofinanziamento da parte degli enti promotori. Somme utilizzate in gran misura per l’erogazione di stipendi al personale di progetto e nell’erogazione di borse lavoro ai detenuti ed ex detenuti inseriti nei percorsi di avviamento al lavoro. Da qui, prime osservazioni sulla dimensione occupazionale.

“Grazie a Progetto Esodo – spiega Sara Depedri – gli enti possono creare per i territori serviti occupazione, e dunque impatto occupazionale, sia in termini di nuovi assunti sia in termini di ore lavoro dedicate al Progetto. I lavoratori che hanno svolto attività retribuite per Progetto Esodo sono cresciuti nel tempo anche alla luce dell’arricchimento delle attività prestate e degli enti coinvolti”. I dati mostrano così la presenza oggi di 122 lavoratori remunerati diversamente coinvolti nel Progetto. Nel 2016 i lavoratori dipendenti hanno complessivamente dedicato al Progetto 18.213 ore, a cui si sommano 1.638 ore prestate da professionisti esterni e 430 ore prestate dai lavoratori degli enti come straordinari non retribuiti e quindi donati alle finalità di progetto. “E guardando in termini più specifici all’impatto è possibile affermare alcune qualità dell’occupazione che ruota attorno a Progetto Esodo – spiega Depedri – Innanzitutto essa è locale: il 62,2% dei lavoratori ordinari risiede nello stesso comune in cui hanno luogo le attività”. Risorsa fondamentale per il progetto ma al tempo stesso indice della capacità degli enti di mobilitare nel territorio persone pronte ad affiancarsi nell’obiettivo sociale di Progetto Esodo, i volontari sono aumentati in modo esponenziale. L’evoluzione delle ore di volontariato lo dimostrano: gli enti dichiarano complessivamente di aver ricevuto 3.327 ore totali annue nel 2011, che progressivamente sono aumentate fino ad arrivare alle 13.411 del 2015, con un aumento quindi del 300%. Per quanto riguarda il 2016, hanno prestato servizio gratuito in Esodo 69 volontari e nella netta maggioranza si tratta di volontari afferenti all’organizzazione o comunque suoi soci (63), cui si aggiungono 5 cittadini non soci e un ragazzo in servizio civile. Complessivamente le ore donate nel corso dell’anno sono pari a 15.931, che possono essere equivalse a quasi 10 lavoratori occupati a full-time sul progetto.

Quanto alle ricadute dei servizi erogati, Progetto Esodo ha offerto nel 2016 complessivamente 1176 azioni mirate nei confronti di detenuti, ammessi alle pene alternative ed ex-detenuti. La numerosità degli utenti si presenta maggiore nei servizi assistenziali, in cui si rileva la presenza del 46% degli utenti serviti, mentre il 40,1% dei beneficiari totali ha avuto accesso ad attività di formazione al lavoro, il 23% a servizi di avviamento al lavoro ed il 21,7% a servizi abitativi; si aggiungono numeri significativi ma residuali in termini percentuali di persone che hanno avuto accesso ai servizi di mensa e ad attività educative. Le persone nuove prese in carico nell’anno sono state in totale 471 e di questi il 53,1% sono persone in esecuzione penale esterna, il 37,9% sono detenuti ed il restante 7,2% sono ex-detenuti.

Ancora: la ricaduta sugli utenti è stata in media di 10 mesi di assistenza sanitaria, di oltre 7 mesi nei servizi mensa e attività assistenziali e servizi residenziali, tra i 4 ed i 6 per le attività di avviamento e formazione al lavoro, di avviamento al lavoro ed educative. Analizzando l’utenza, poi, 174 i beneficiari nel 2016 di attività lavorative (di cui 111 in esecuzione penale esterna). L’86,2% ha poi concluso il percorso formativo e il 37,2% ha avuto un contratto di lavoro dipendente (a tempo determinato o indeterminato). “Un impatto specifico a favore dei beneficiari e con ricaduta anche di natura economica è chiaramente quello generato dall’area lavoro – spiega Depedri – Agli utenti inseriti nell’area lavoro sono riconosciuti dei compensi che hanno ricadute sia economiche per gli stessi che parzialmente di sgravio dei costi per le pubbliche amministrazioni nel momento in cui i soggetti diventano più autonomi dal punto di vista economico”. E il supporto lavorativo e sociale ricevuti attivano tra i beneficiari dei servizi processi generativi che sgravano il Progetto stesso di costi: quasi 17.000 le ore svolte gratuitamente dagli utenti per attività di manutenzione ordinaria e straordinaria delle strutture accoglienti o per attività formative a nuovi utenti del Progetto.

Da segnalare i dati sulla recidiva: tra gli utenti di Verona, nel triennio successivo al Progetto recidiva del 13,7%; su Vicenza del 13,9% contro il 19% rilevato dai dati nazionali rispetto alle persone in misure alternative e il 68% di recidiva per chi sconta nel sistema carcerario.

Altrettanto rilevante è il benessere psicofisico generato sui beneficiari. L’indagine di Euricse, attraverso dei questionari articolati, ha raccolto i giudizi complessivi. A emergere è la positività verso il futuro (8,4/10), la capacità di rispettare direttive e regole (8,1/10) e di portare a termine in modo adeguato i compiti assegnati (8/10). Gli intervistati dichiarano anche cambiamenti nella loro sfera emotiva: miglioramento nella capacità di relazionarsi con le persone, maggiore fiducia e capacità di costruire una propria stabilità caratteriale (tutti giudizi superiori a 7,8/10).

Giacomo Marino, Direttore Generale Cariverona:

“Il monitoraggio e la valutazione d’impatto sono temi cui la Fondazione Cariverona presta particolare attenzione e che chiediamo di sviluppare in maniera sempre più puntuale anche ai nostri stakeholders nei progetti che vengono sottoposti alla nostra valutazione. Il lavoro svolto da Euricse sul Progetto Esodo, sostenuto dalla Fondazione a partire dal 2011 con un investimento di risorse economiche particolarmente rilevante, rappresenta una prima importante forma di restituzione dei risultati fin qui raggiunti dall’articolata e diffusa rete di partenariato che connota il Progetto e ci auguriamo possa fungere da stimolo per una programmazione operativa sempre più efficace ed incisiva.”

 

Don Enrico Pajarin Presidente della Fondazione Esodo Onlus e Direttore della Caritas Diocesana Vicentina:

“I numeri evidenziati dal rapporto Euricse dimostrano quanto sia fondamentale un progetto di sostegno e accompagnamento alle persone che sono in carcere o che possono beneficiare di misure alternative al carcere. Per questo è nato Esodo, un percorso che mira al reinserimento socio-lavorativo di queste persone. Gli ottimi risultati finora raggiunti sono stati resi possibili grazie alla rete tra gli attori sociali, che hanno sviluppato una forte sensibilità verso questo tema, rendendo concreta la funzione rieducativa della pena prevista dalle norme. Siamo chiamati a concretizzarla sempre di più, affinché la nostra società sia caratterizzata da giustizia e pace sociale”.

 

PROGETTO ESODO

Progetto Esodo nasce e si concretizza nel 2011 dalla volontà della Fondazione Cariverona e delle Caritas Diocesane di Verona, Belluno e Vicenza e del Provveditorato Regionale dell’Amministrazione Penitenziaria del Triveneto di promuovere e sostenere percorsi strutturati ed organici di inclusione socio-lavorativa a favore di persone detenute, ex detenute, messe alla prova e in misura alternativa. Proprio per perseguire questo scopo, il progetto si compone di diverse aree di intervento, che si possono sinteticamente suddividere in quattro macro-attività: l’area formazione (corsi di formazione e attività formative in generale svolte con detenuti, persone in esecuzione penale esterna, ex detenuti, organizzate in lezioni frontali e apprendimento on-the-job), l’area residenzialità (housing e offerte abitative), l’area sostegno (supporto psicologico, assistenza sanitaria e sociale, integrazione sociale) e l’area lavoro (accesso a tirocini, laboratori occupazionali, realizzazione di colloqui e intermediazione nella ricerca di lavoro e di esperienze lavorative).

Al Progetto aderiscono organizzazioni di diversa natura e forma giuridica, organizzazioni che hanno dato luogo ad una rete di soggetti interprovinciale che coinvolge oggi ufficialmente 25 enti. Di questi 13 hanno sede a Verona, 9 a Vicenza e 6 a Belluno.

LA METODOLOGIA IMPACT

Nel 2016 Euricse ha codificato una metodologia per valutare l’impatto economico e sociale generato dalle cooperative sociali (ImpACT). L’ha fatto attraverso un position paper che ne spiega funzionamento e prospettive. Euricse ha cercato di sviluppare un metodo di valutazione che rispondesse alle diverse necessità rendicontative delle imprese sociali ed in particolare a quelle di rendicontazione alla comunità e alle istituzioni pubbliche delle ricadute quantitative e qualitative, dell’efficienza e dell’efficacia dell’attività realizzata. Il metodo così promosso -di cui si presenterà mei prossimi paragrafi- è stato denominato ImpACT poiché promuove la valutazione di impatto in un percorso di partecipazione attiva alla valutazione da parte degli stakeholder interessati dall’azione. Per rispondere all’incapacità di uno strumento singolo di rilevare le molteplici possibili ricadute dell’attività ed impatti, il processo di valutazione si avvale infatti di metodologie eterogenee e complementari al fine di realizzare una mixed method research un questionario quali-quantitativo indirizzato alle imprese sociali e volto alla raccolta dati interni all’organizzazione; questionari quali-quantitativi rivolti ai principali stakeholder dell’ente, ovvero lavoratori normodotati e svantaggiati, soci, volontari, utenti e loro famigliari, imprese clienti, operatori della pubblica amministrazione che si relazionano con l’impresa; tracce di intervista di natura qualitativa per approfondimenti dell’impatto generato sulla sfera istituzionale e indirizzate quindi alle istituzioni pubbliche del territorio; analisi documentale dei bilanci delle imprese o organizzazioni interessate.

Ad oggi, la strumentazione sviluppata con il metodo è stata testata ed applicata -in collaborazione con le associazioni di secondo livello territoriale- alle cooperative sociali della Provincia di Trento, del Friuli Venezia Giulia e del Veneto. Il risultato è un processo valutativo che permette alla singola organizzazione e a livello di aggregato territoriale di verificare il rapporto tra risorse immesse nel sistema- processi promossi – servizi realizzati- benessere promosso e efficacia delle azioni – impatti di lungo periodo e sulla società.

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