Published on08/08/2018by: redazione

Euricse, da Trento al mondo

 

La nascita di Euricse, i traguardi della fondazione nei suoi primi dieci anni di attività, i temi di oggi e le sfide future. Il mensile della Federazione Trentina della Cooperazione ha intervistato Carlo Borzaga, presidente di Euricse. Una conversazione a tutto tondo (anche) sui problemi trentini, dai Sieg alle cooperative di comunità, dalla riforma del Terzo Settore alla gestione dei lavoratori svantaggiati.

di Dirce Pradella

Si evolve la mission di Euricse, l’Istituto europeo di ricerca sull’impresa cooperativa e sociale fondato dieci anni fa a Trento (tra i soci fondatori anche la Cooperazione Trentina) e presieduto dal professor Carlo Borzaga, direttore vicario del Dipartimento di Sociologia e Ricerca Sociale.

Professore, come è cambiato Euricse nel suo decennio di attività?

L’idea che ha dato origine a Euricse era quella di partire dall’eccellenza del distretto cooperativo trentino per sviluppare una riflessione a livello europeo ed internazionale attorno all’impresa cooperativa e sociale. La sensazione era che fosse un fenomeno sottovalutato a causa della scarsa conoscenza, di interpretazioni superficiali e generaliste e di attacchi mediatici e politici ingiustificati.

E ci siete riusciti?

Sì, siamo riusciti a far crescere l’attenzione al modello cooperativo sia nel mondo della ricerca che tra gli opinion leader, diventando un punto di riferimento internazionale nello studio della cooperazione. Pur restando indipendente, Euricse ha sviluppato un rapporto organico con il movimento cooperativo, supportandone le imprese e gli organismi di rappresentanza. Non solo: ha sostenuto governi ed enti pubblici nella predisposizione di leggi e politiche in materia di cooperazione e impresa sociale. Minori riconoscimenti, invece, sono arrivati sul piano nazionale.

Nemo profeta in patria?

Scontiamo lo scetticismo riservato alle iniziative che arrivano dalla periferia, dal Trentino in particolare. Eppure siamo autori del primo rapporto sulla cooperazione in Italia. Nessuno prima di noi aveva provato a quantificare l’impatto del sistema cooperativo sull’economia italiana. Abbiamo dimostrato che nella crisi le cooperative hanno resistito e creato occupazione. Abbiamo dimostrato che contribuiscono la bilancio pubblico come e più delle altre imprese.

Che ricadute hanno le cooperative trentine dell’attività di Euricse?

Oltre ad avere benefici indiretti rispetto al riconoscimento del ruolo e del valore delle organizzazioni cooperative in generale, negli ultimi anni le realtà trentine hanno beneficiato di specifiche attività di ricerca, accompagnamento e consulenza. E penso alla valutazione dell’impatto sociale, alla ricerca sul prestito soci, su cooperative agricole innovazione, sul confronto tra costi e benefici dell’inserimento lavorativo.

E in futuro?

Abbiamo adottato un nuovo approccio. Lo statuto dice che dobbiamo occuparci delle cooperative e imprese sociali aiutandole nella loro capacità di risolvere i problemi. Nei primi anni abbiamo lavorato sui numeri e sulle forme d’impresa. Ora vogliamo spostare l’attenzione sui problemi.

Un approccio più politico, si può dire? Ci fa qualche esempio?

Delle cooperative agricole abbiamo misurato ruolo e impatto nella filiera agroalimentare italiana. Ora vorremmo capire come potrebbero risolvere i problemi ancora aperti. Lo stesso vale per le cooperative sanitarie: abbiamo misurato come si sono sviluppate per dare risposte mutualistiche all’impossibilità dell’ente pubblico di far fronte alla domanda sanitaria. Ora vogliamo capire come possono farlo meglio. Abbiamo dimostrato che l’inserimento lavorativo porta più benefici che costi. Ora stiamo studiando come rendere più performanti le cooperative di inserimento lavorativo, usando il contratto di rete tra imprese finalizzato all’inserimento lavorativo. Un altro filone è quello di come le cooperative possono contribuire ad adeguare i servizi agli anziani ai bisogni. O ancora il rapporto tra pubblico e privato nei servizi sociali e mi riferisco all’articolo 55 del nuovo codice del Terzo settore. Senza un cambiamento vedo il rischio sia per la continuità dei servizi sia per le stesse cooperative.

Partire dai problemi, dunque. Come fanno le cooperative di comunità?

La nostra idea di cooperativa ha come riferimento la comunità. Il concetto caro ai giuristi che la cooperativa risponda solo ai bisogni di pochi soci secondo me limita l’azione cooperativa. Tutte le cooperative sono di comunità. Diciamo che in Trentino si stanno palesando nuovi bisogni di sostegno e servizio alla comunità che al privato non interessano perché non ci sono margini e il pubblico non realizza perché non ha risorse. E allora rientra in gioco la comunità che si organizza in forma di associazione o di cooperativa.

Che ruolo avranno le imprese di comunità in Trentino?

In autunno uscirà un libro che contiene uno studio che abbiamo fatto analizzando venti imprese di comunità nate in Italia, edito da il Mulino. La conclusione è che c’è moltissima distanza tra l’enfasi che si pone su questi progetti e la realtà, fatta da esperienze limitate e abbastanza fragili.

Euricse ha approfondito anche i Sieg. Quale futuro?

Seguiamo i Sieg da tanti anni e abbiamo salutato positivamente il riconoscimento che consente maggiore flessibilità anche sotto il profilo economico. Sono però preoccupato perché non basta l’impegno della Federazione. Perché i Sieg funzionino serve che la Provincia e i comuni facciano un passo indietro. Se continuano a occupare tutti gli spazi disponibili, le persone non avranno mai spinta sufficiente per autorganizzarsi o per sperimentare percorsi alternativi. Per il movimento trentino, fare cooperative di comunità significa trasformare le cooperative di consumo in altro, cioè in cooperative di utenti dove i servizi da elargire siano diversi da quelli tradizionali. Con le cooperative di comunità è possibile ri-coinvolgere i cittadini nelle cose pubbliche, che tra l’altro è l’unico modo per uscire da questa situazione di paura e individualismo egoista. Bisogna tornare ad avere comunità inclusive. Lo vediamo con l’immigrazione, su cui abbiamo iniziato a lavorare: se gestita in un certo modo può aiutare a ripopolare le aree emarginate.

A parlare di immigrazione vengono in mente gli scandali mediatici e le false cooperative…

La politica proposta dall’Aci sulle false cooperative è troppo debole. E’ necessaria una revisione drastica dello statuto delle cooperative. Per esempio: perché per l’approvazione del bilancio di una cooperativa tra lavoratori basta il quorum della seconda convocazione come per le altre forme d’impresa? Servirebbe introdurre l’obbligo di approvare i bilanci solo in prima convocazione perché  il management sia più controllato dai soci.

Professore, Euricse è nato con lei. Come proseguirà il suo cammino?

Ho settant’anni e nel 2019 andrò in pensione. Ma sto già lavorando per lasciare l’Istituto in buone mani. In accordo con il Rettore stiamo studiando un passaggio graduale ad un nuovo presidente.

 


I numeri di Euricse

 

Dieci anni fa accanto al professor Carlo Borzaga lavoravano nel neonato Euricse un paio di giovani ricercatori. L’impegno era tutto orientato a far nascere informazione e consapevolezza sull’opportunità del modello della cooperazione sociale in Europa, cioè sulle dimensioni del fenomeno e sulle forme che esso ha assunto nel tempo. Oggi i ricercatori sono numerosi, sono organizzati in tre aree di interesse, c’è una struttura amministrativa leggera con una direzione e un segretario generale, Gianluca Salvatori, a cui Borzaga riconosce il merito di “aver sviluppato nel tempo relazioni internazionali di valore inestimabile”. Euricse ha rapporti sistematici con Ica, l’organizzazione internazionale delle cooperative, in particolare le sezioni in America Latina e Asia. Con Ocse, in particolare il centro Leed con sede a Parigi, con l’ILO, l’Organizzazione internazionale del lavoro e con la Commissione Europea.

Tracciare il bilancio di dieci anni di attività, dunque, è particolarmente complesso. Ma proviamo a dare i numeri dei risultati prodotti, almeno quelli misurabili, perché la rete di relazioni e di contatti che ha sviluppato negli anni ha prodotto risultati trasversali spesso ancor più incisivi e politicamente importanti.

 

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